I palestinesi sognano una giornata memorabile da anni. Una pagina di storia verrà scritta oggi al Palazzo di Vetro di New York dove l’Assemblea generale dell’Onu voterà sì alla Palestina come ‘Stato osservatore’: non è lo status di membro delle Nazioni Unite, ma è più di quello di «ente osservatore» che i palestinesi avevano finora. La prima a rompere gli indugi è stata la Francia seguita da Spagna, Portogallo, Austria e Russia, che vogliono riavviare un serio negoziato per la pace nella Striscia di Gaza.

L’Europa si presenta comunque divisa al voto con la Germania, per bocca della cancelliera Angela Merkel, ha confermato che non sosterrà la risoluzione presentata da Abu Mazen. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) si appresta comunque ad ottenere una grande vittoria diplomatica sperando che la strada verso il riconoscimento della Palestina come Stato e come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite sia finalmente in discesa.  L’Italia potrebbe astenersi al voto ma la giornata di ieri, fatta intensi contatti tra Quirinale, Palazzo Chigi e Farnesina, lascia pensare a una possibile sorpresa dell’utima ora.

Secondo le previsioni la risoluzione dovrebbe essere approvata da almeno i due terzi dei 193 Stati membri (gran parte africani, asiatici e musulmani). La posizione degli Stati Uniti, in linea con quella d’Israele, è nota da tempo: uno Stato palestinese può nascere solo dal negoziato tra le parti.  Una votazione che cade proprio durante la  Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, istituita nel 1977 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare l’emanazione della Risoluzione 181 del 1947: 65 anni fa veniva sancita la spartizione della Palestina storica, con la costituzione di uno “Stato ebraico” e di uno “Stato arabo”, e alla città di Gerusalemme veniva assegnato uno speciale status internazionale gestito dall’Onu.

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