Si celebra oggi, 12 giugno, la Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile (World Day Against Child Labour), ricorrenza indetta dall’ Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) nel 2002, al fine di aumentare la consapevolezza e l’attivismo per prevenire il lavoro minorile in ogni sua forma. Da allora, ogni anno, la Giornata riunisce governi, datori di lavoro e organizzazioni dei lavoratori della società civile, così come milioni di persone da tutto il mondo per evidenziare la difficile situazione dei bambini lavoratori e le possibili strategie per aiutarli.

Il tema di quest’anno è “Extend social protection: combat child labour!”, che richiama l’attenzione sul fondamentale ruolo ricoperto dalla protezione sociale al fine di mantenere i bambini lontani del lavoro minorile e/o sottrarli da esso. La protezione sociale è un diritto umano ma è anche un elemento costitutivo di ogni politica economica e sociale solida. La sicurezza sociale apre l’accesso all’istruzione, alle cure mediche e all’alimentazione, divenendo fondamentale nella lotta contro il lavoro minorile. Alla luce di ciò, nel 2013, durante la III Conferenza globale sul lavoro minorile di Brasilia, la comunità internazionale ha adottato la Dichiarazione di Brasilia, che sottolinea la necessità del lavoro dignitoso per gli adulti, dell’istruzione gratuita e obbligatoria per i bambini e della protezione sociale per tutti. La Giornata mondiale 2014 ribadisce quindi queste priorità e chiede:

  • Azioni mirate ad introdurre, migliorare ed estendere la protezione sociale, in linea con la Raccomandazione ILO No. 202 sui sistemi di protezione sociale di base.
  • Sistemi nazionali di sicurezza sociale adatti ai bisogni dei bambini e che contribuiscano al contrasto del lavoro minorile.
  • Un’attenzione particolare ai minori particolarmente vulnerabili.

In proposito, Unicef Italia dedica quest’anno l’odierna Giornata al Bangladesh, uno dei paesi più poveri al mondo, in cui 26 milioni di bambini vivono sotto la soglia di povertà, il 66% delle donne (tra i 20 e i 24 anni) si e’ sposata prima di aver compiuto 18 anni e solo il 37% dei bambini viene registrato alla nascita. Secondo i dati disponibili – si legge in una nota – sono circa 4,5 milioni i bambini sfruttati in settori ad alto rischio quali l’edilizia, le riparazioni meccaniche ed elettriche, le fabbriche di tabacco, fino allo sfruttamento nella raccolta dei rifiuti e nella guida dei risciò. “Tutte queste attività comportano devastanti conseguenze in termini di salute e sopravvivenza”, ha ricordato il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera.

Secondo le ultime stime dell’ILO (settembre 2013) il numero globale di minori che lavorano è diminuito di un terzo dal 2000, passando da 246 milioni a 168 milioni, mentre il numero di quelli che svolgono lavori pericolosi è passato da 171 a 85 milioni. Tra il 2008 e il 2012 sono stati registrati i progressi più significativi, ma nonostante gli innegabili avanzamenti non sarà possibile raggiungere l’obiettivo fissato dalla comunità internazionale di eliminare entro il 2016 le peggiori forme di lavoro minorile. Per avere qualche possibilità di raggiungere rapidamente questo obiettivo, occorre accelerare e intensificare gli sforzi attraverso l’adozione di misure che vadano a colpire il lavoro minorile alla radice: la protezione sociale è parte fondamentale della risposta in quanto protegge i minori e le loro famiglie, contribuisce a dare a tutti i bambini le stesse opportunità nel realizzare il proprio potenziale e nel vivere una vita in buona salute, felice e produttiva. “Stiamo sulla strada giusta – ha dichiarato Guy Ryder, Direttore Generale dell’ILO – ma i progressi sono ancora troppo lenti. Se vogliamo veramente debellare il flagello del lavoro minorile nel prossimo futuro, allora dobbiamo intensificare i nostri sforzi a tutti i livelli. Abbiamo 168 milioni di buone ragioni per farlo”.

All’appello si è unito anche Papa Francesco, che nell’udienza generale di ieri, da piazza San Pietro ha lanciato il suo appello in favore della Giornata Mondiale contro il lavoro minorile 2014: “Decine di milioni di bambini sono costretti a lavorare in condizioni degradanti, esposti a forme di schiavitù e di sfruttamento come anche ad abusi, maltrattamenti e discriminazioni. Auspico vivamente che la comunità internazionale possa estendere la protezione sociale dei minori per debellare la piaga dello sfruttamento dei bambini. Rinnoviamo tutti il nostro impegno, in particolare le famiglie, per garantire ad ogni bambino e bambina la salvaguardia della sua dignità e la possibilità di una crescita sana. Una fanciullezza serena permette ai bambini di guardare con fiducia alla vita e al futuro. Vi invito tutti a pregare la Madonna che ha voluto il Bambino Gesù in braccio, a pregare la Madonna per questi bambini che sono sfruttati al lavoro e subiscono gli abusi”.

Il Rapporto mondiale sul lavoro minorile del 2013 (“Vulnerabilità economica, protezione sociale e lotta contro il lavoro minorile”) insiste quindi sull’importanza di affrontare le vulnerabilità economiche e sociali di fondo che possono spingere le famiglie a ricorrere al lavoro minorile. La povertà e gli “shock economici” sono infatti fra le principali cause che spingono i minori verso il lavoro. La perdita del lavoro da parte di uno degli adulti della famiglia; situazioni impreviste legate alla salute, come una grave malattia o un infortunio sul lavoro; una catastrofe naturale o un cattivo raccolto possono ridurre drammaticamente il reddito di una famiglia e spingere i minori ad abbandonare la scuola per andare a lavorare e contribuire al sostentamento del nucleo familiare. La protezione sociale diviene una valida risposta poiché sostiene ed assiste le famiglie povere o in situazioni critiche attraverso programmi di trasferimento in denaro o in natura, che migliorano la sicurezza del reddito delle famiglie e favoriscono l’accesso all’istruzione e alle cure sanitarie; programmi pubblici per l’occupazione, che offrono lavoro agli adulti, tenendo al contempo i minori lontani dallo sfruttamento; programmi di protezione sociale sanitaria, che garantiscono l’accesso alle cure sanitarie e la protezione finanziaria in caso di malattia; prestazioni in caso di maternità, che proteggono le donne incinte e le giovani madri, garantendo le cure ai neonati;  protezione sociale per i disabili e per i lavoratori in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale; sicurezza del reddito per gli anziani attraverso sistemi pensionistici che proteggano le generazioni più giovani contribuendo alla sicurezza economica della famiglia allargata;  protezione contro la disoccupazione, che sostituisce almeno parzialmente il reddito degli adulti, riducendo la necessità di ricorrere al lavoro minorile in caso di perdita del proprio impiego.

A sostegno della campagna di sensibilizzazione lanciata dall’ILO, in collaborazione con la Fifa, con l’inizio dei mondiali di calcio 2014 sarà inoltre lanciata la campagna ‘Un cartellino rosso contro il lavoro minorile‘ che in intende veicolare l’attenzione del pubblico sul tema dello sfruttamento dei bambini in occasione degli eventi calcistici più seguiti.