Istituita nel 1987, la Giornata mondiale contro l’Aids ha preso vita prima dall’incontro dei ministri della sanità di tutto il mondo, ed è poi stata adottata dalla maggior parte dei governi e delle organizzazioni internazionali.

Nonostante l’assidua campagna di sensibilizzazione sul problema, al giorno d’oggi sono ben il 40% delle persone infette da Hiv a essere inconsapevoli della loro condizione: un problema che chiaramente aumenta il rischio di contagio.

In Italia per fortuna i dati di questa statistica sono sotto la media, con un individuo su 4 non ancora a conoscenza del proprio stato. Ma l’allarme è netto in Paesi come gli Stati Uniti e la Russia, nonché in molti Stati africani, in cui la patologia è diventata una vera e propria emergenza.

Stando all’Unicef ogni due minuti ci sarebbe una persona – spesso e volentieri un adolescente, più facilmente di sesso femminile – che contrae l’Hiv. Le previsioni, nel caso non vengano fatti ulteriori progressi nell’opera di prevenzione, potrebbero portare i nuovi contagi annuali dagli attuali 250mila riscontrati nel 2015 ai quasi 400mila previsti per il 2030.

Non che tutti gli sforzi siano stati vani, sostengono gli studi, in quanto a partire dagli anni 2000 1,6 milioni di contagi tra bambini sono stati evitati con le modalità sviluppate nel tempo grazie alla ricerca. In particolare l’Organizzazione mondiale della Sanità punta molto sul test di autodiagnosi dell’Hiv: di facile utilizzo, il dispositivo costerà 20 euro e sarà disponibile da oggi nelle farmacie nazionali proprio in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids.

Acquistabile da maggiorenni, anche senza prescrizione medica, il test consiste in una puntura leggera sul polpastrello, con il sangue scaturito che viene analizzato nell’arco di 20 minuti con un grado di attendibilità vicino al 100%, tramite un misuratore presente nella confezione. È importante però rispettare l’intervallo finestra, ovvero il periodo che dovrà essere lasciato tra la presunta infezione e la produzione degli anticorpi relativi.

In Italia le nuove diagnosi fatte nel 2015 sono state 3444, in calo rispetto agli anni precedenti: una cifra che colloca il nostro Paese al tredicesimo posto in fatto di nuovi contagi. Il 77% dei nuovi casi, ricordano i dati dell’Istituto superiore di sanità, riguardano maschi dall’età media di 39 anni.

La principale causa di contagio rimangono i rapporti sessuali non protetti: si tratta dell’85,5% del totale, suddivisi al 44,9% per i rapporti eterosessuali e il 40,6% dei rapporti omosessuali.

Nel frattempo la ricerca farmacologica ha compiuto grandi progressi, e nel mondo ci sono 18 milioni di persone che seguono una terapia a base di farmaci antiretrovirali: si tratta di circa l’80% delle persone cui è stata diagnosticata l’Aids.

L’obiettivo entro il 2020, secondo Vittoria Gherardi di Medici senza Frontiere, è quello di arrivare ad avere “il 90% delle persone affette da Hiv che conoscano il loro stato; il 90% delle persone affette che inizino il trattamento antiretrovirale; il 90% delle persone sotto trattamento che non abbia tracce riscontrabili del virus nel sangue”.