Coprono tre quarti del nostro pianeta, sostentano il 40% della popolazione mondiale, generano il 5% del Pil globale, ovvero circa 3mila miliardi di dollari l’anno: eppure, gli oceani sono sempre più minacciati dall’azione dell’uomo. Ce lo ricorda oggi l’Onu, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che si celebra proprio l’8 giugno e che quest’anno ha scelto, niente affatto a caso, “Oceani sani, pianeta sano” come tema della ricorrenza. ”C’è bisogno di azioni urgenti su scala globale per alleviare gli oceani dalle molte pressioni che devono affrontare e per proteggerli da pericoli futuri“, ha affermato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Ecco quali sono le quattro grandi minacce per la salute dei nostri mari individuate dalle Nazioni Unite:

Plastica

Al momento è considerato il problema più grave di cui soffrono gli oceani del pianeta. Ogni anno, circa 8 milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate nelle acque del pianeta, spesso raggrumandosi grazie all’azione delle correnti fino a formare autentiche isole galleggianti. Come è noto, la plastica tende a scomporsi in pezzi sempre più piccoli, fino a diventare microplastica, rifiuti che poi vengono ingeriti dalla fauna marina, influendo sul sistema immunitario ed endocrino. Addirittura, uno studio pubblicato qualche giorno fa su Science ha evidenziato che larve di alcuni pesci preferiscono le microplastiche al loro cibo naturale (il plancton), un comportamento aberrante che in certi casi le conduce alla morte.

Overfishing

Ogni anno vengono pescate circa 90 milioni di tonnellate di pesce, buona parte delle quali viene ributtata in mare perché poco interessante dal punto di vista alimentare o economico. Secondo il Wwf, il 29% degli stock ittici globali sono soggetti a pesca eccessiva, e nel Mediterraneo – dove, tra le altre cose, l’overfishing conduce alla proliferazione di meduse, perché le loro larve non vengono più mangiate dai pesci – la percentuale sale all’80%. Per non parlare della pesca illegale, che secondo la Fao genera un volume d’affari annuo che oscilla tra i 10 e i 23 miliardi di dollari.

Riscaldamento globale

Il riscaldamento globale sta letteralmente cuocendo le barriere coralline, l’ecosistema più importante al mondo dal punto di vista della biodiversità. L’aumento dell’anidride carbonica rende le acque più acide, sbiancando i coralli e sciogliendone l’esoscheletro. Inoltre, il global warming sta influendo pesantemente anche sul livello dei mari, che si sta innalzando gradualmente a causa dello scioglimenti dei ghiacci continentali, mettendo a rischio l’esistenza di migliaia e migliaia di isole e circa un miliardo e mezzo di persone che vivono in prossimità delle coste.

Trivellazioni nell’Artico

Quello dell’Artico è uno degli ecosistemi più fragili del pianeta, e le trivellazioni per la ricerca ed estrazione di idrocarburi lo mettono a serio rischio. In caso di incidenti, si rischiano disastri ecologici irrimediabili. Negli ultimi tempi le grandi compagnie hanno abbandonato l’Artico, ma più che altro per questioni di convenienza economica (il tracollo del prezzo del greggio); il timore è che non appena il petrolio tornerà a salire le trivellazioni riprenderanno come prima.