Oggi, 10 dicembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare l’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata il 10 dicembre 1948. Essa costituisce un codice etico di importanza storica fondamentale: per la prima volta nella storia dell’umanità, veniva infatti prodotto un documento che riguardasse tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere, per la sola ragione di essere al mondo. Come si legge all’art. 1, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sancisce che ”tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

L’istituzione formale della Giornata odierna risale al 4 dicembre 1950, quando, durante il 317º meeting globale dell’ONU, venne promulgata la risoluzione 423(V) che invitava tutti gli stati membri e tutte le organizzazione concernenti ed interessate a celebrare la giornata nella maniera a loro più consona. Da allora la ricorrenza costituisce uno degli eventi di punta nel calendario del quartier generale delle Nazioni Unite a New York ed è onorata con conferenze di alto profilo politico ed eventi culturali come mostre e concerti. Durante le celebrazioni  vengono inoltre tradizionalmente attribuiti i due più importanti riconoscimenti: il Premio Nobel per la pace, assegnato ad Oslo, ed il quinquennale Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (Human Rights Prize), istituito dall’Assemblea Generale nel 1966 e assegnato per la prima volta il 10 dicembre 1968 in ricordo del ventesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Scopo primario della giornata odierna è educare e sensibilizzare al rispetto dell’uomo in quanto tale e a ricordare i passi compiuti dalla società verso il rispetto di tutti gli esseri umani, contro la schiavitù e la soppressione dei diritti individuali. Non a caso, la giornata si pone anche come momento di confronto e riflessione per rendere omaggio a tutti i difensori dei diritti umani che, attraverso la loro azione, lottano per porre fine alle discriminazioni e alle ingiustizie. Slogan di quest’anno: “diritti umani 365”. Un motto che incoraggia e incita affinché ogni giorno sia “il giorno dei diritti umani”.  “Denunciamo le autorità che negano i diritti di qualsiasi persona o gruppo. Dichiariamo che i diritti umani sono per tutti e per tutto il tempo: chiunque siamo e in qualunque luogo ci troviamo; non importa la nostra classe, le nostre opinioni, il nostro orientamento sessuale. Questa è una questione di giustizia individuale, di stabilità sociale e progresso globale. Invito gli Stati membri a rispettare il loro obbligo di proteggere i diritti umani in ogni giorno dell’anno. Invito la gente a obbligare i loro governi a rendere conto.” Queste le parole del Segretario generale Ban Ki-moon, nel suo messaggio per la giornata.

Alcuni anni fa, inoltre, a seguito della sempre maggior importanza acquisita dalla Giornata Mondiale per i Diritti Umani, persone, gruppi ed organizzazioni hanno iniziato a chiedere che la giornata venisse estesa anche agli animali e così, dal 2007, il 10 dicembre è divenuta Giornata Mondiale dei Diritti Umani e Giornata Internazionale per i Diritti degli Animali. Un’opportunità per ricordare alla società che la libertà, la giustizia ed il rispetto sono valori fondamentali per ogni singolo individuo, a prescindere dalla razza, il genere, la posizione sociale o la specie.

Oggi, 10 dicembre, in occasione dei 30 anni dall’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, Amnesty International, Antigone, Arci, Cild e Cittadinanzattiva manifesteranno con un minuto di silenzio alla Camera per chiedere l’approvazione della legge passata al Senato il 5 marzo scorso ed ora al vaglio della Camera. Un testo che non qualifica la tortura come reato proprio, bensì come reato comune, con l’aggravante nel caso in cui l’autore sia un pubblico ufficiale e che non prevede la perseguibilità delle condotte omissive né contempla un fondo nazionale per le vittime della tortura. Un testo, quindi, che secondo le organizzazioni per i diritti umani, può e dev’essere migliorato e attende da 25 anni di essere inserito nel codice penale (avendo l’Italia ratificato la Convenzione nel gennaio 1989). All’iniziativa, cui hanno aderito numerose organizzazioni e diversi artisti (tra cui Erri De Luca, Massimo Carlotto, Piero Pelù e Alessandro Gassmann), prenderanno parte anche i parlamentari  Anna Rossomando, Daniele Farina, Giulia Sarti, Vittorio Ferraresi, Paolo Beni, Bruno Molea, Luigi Manconi, Gennaro Migliore e Davide Mattiello. Il minuto di silenzio verrà osservato anche in altre città italiane, durante varie iniziative pubbliche e ad esso si unirà la consegna, da parte di Amnesty International Italia, delle 20.000 firme raccolte da maggio nell’ambito della campagna “Stop alla tortura”.