Terrestre, via cavo, satellitare; strumento di comunicazione e conoscenza; finestra sul mondo; discussa, ingombrante, istruttiva, … Stiamo ovviamente parlando della Televisione, il mezzo di comunicazione di massa più diffuso al mondo! Per sottolinearne l’importanza e incoraggiare una programmazione dai contenuti che si ispirano alla pace e all’integrazione sociale, nel 1996 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 21 novembre Giornata Mondiale della Televisione.

Da un punto di vista sociologico essa è uno dei mezzi di comunicazione di massa tra i più diffusi e apprezzati: la semplicità d’uso e l’attuale basso costo l’hanno portata nel tempo ad affiancare sempre più efficacemente la stampa e la radio come fonte di informazione e svago. E’ dunque indispensabile, come sottolineato dall’ONU, incoraggiare una programmazione incentrata su temi quali la pace, la sicurezza, lo sviluppo economico e sociale ed il potenziamento degli scambi culturali, ovvero contenuti educativi che gettino le basi di una programmazione televisiva costruttiva per la pace sociale, capace di trasmettere valori e di diffondere una conoscenza delle diverse culture.

La nascita della TV risale al 25 marzo del 1925, ad opera dell’ingegnere scozzese John Logie Baird, che quell’anno per la prima volta mostrò pubblicamente il susseguirsi di immagini in movimento, rappresentate a silhouette in due tonalità di grigio. Soli due anni dopo lo stesso Baird trasetteva da Londra a Glasgow (700 km di distanza) attraverso una normale linea telefonica in cavo, realizzando nel 1928 la prima trasmissione televisiva transoceanica, da Londra a New York. In Italia i primi studi e le prime prove sperimentali di trasmissioni televisive furono effettuate a Torino a partire dal 1934, mentre la prima trasmissione televisiva italiana è datata 1954, ad opera del Centro di Produzioni RAI di Torino. Dagli anni cinquanta la diffusione della TV crebbe a ritmi stupefacenti, come precedentemente accaduto sul mercato americano. In quegli anni la televisione era un bene di lusso che pochi potevano permettersi, tanto che i bar o le case dei vicini diventarono luoghi prediletti per visioni di gruppo. Nascevano così i primi format condotti da brillanti ed indimenticati personaggi, quali Mike Buongiorno, Pippo Baudo e Corrado.

Negli anni sessanta, con il progresso dell’economia, il televisore divenne accessorio di sempre maggior diffusione, sino a raggiungere anche classi sociali meno agiate; l’elevato tasso di analfabetismo riscontrato fra queste suggerì la messa in onda di programmi come Non è mai troppo tardi (1959-1968) che avrebbe aiutato quasi un milione e mezzo di italiani a conseguire la licenza elementare. Nella sua fase iniziale la televisione italiana si configura così come una tra le più pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano certamente educative ed ebbe indubbi benefici nei confronti di una situazione nazionale, a quei tempi, caratterizzata da una certa arretratezza nei costumi e da una disomogeneità culturale. Non è solo una battuta umoristica dire quindi che, almeno a livello linguistico, “L’unità d’Italia non l’ha fatta Garibaldi, ma l’ha fatta Mike Bongiorno.

Da allora la situazione è certamente molto cambiata: da una parte la tecnologia ha infatti permesso un’elevatissima definizione delle immagini a colori proiettate da schermi sempre più grandi, dall’altra la società ha imposto nuovi valori e tendenze che hanno condizionato inevitabilmente tutti i palinsesti televisivi. Rispetto al passato la TV ha abbandonato il suo ruolo pedagogico per rispondere alle nuove esigenze di un pubblico che vuole  diventare protagonista e non solo spettatore, rispecchiandosi sempre più nel ruolo della nuova interattività. E’ venuta meno la sua funzione aggregativa, e sempre più, soprattutto per i più giovani, diviene invece fonte di isolamento. Ma in fondo la TV non è altro che un mezzo, e come tale spetta al fruitore farne un uso critico.

Questa giornata vuole essere dunque un invito alla riflessione, affinchè non si faccia opera di demonizzazione, né al contrario, di divinazione, verso uno strumento che è  stato in grado di cambiare la storia, uno strumento dalle infinite potenzialità intrinseche, ma che resta sempre e comunque uno strumento nelle nostre mani. Siamo noi poter e dover decidere quale strada far prendere alla televisione di oggi e del domani.