La Giornata mondiale dell’acqua è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 – rappresenta uno dei risultati della conferenza di Rio – per sensibilizzare il pubblico sullo stato di salute dell’oro blu. Già 15 anni fa, Jan Lundqvist, senior scientific advisor allo Stockholm international water institute, parlava di idrocidio, perché l’uomo sta “uccidendo l’acqua che porta la vita“. Oggi non è il solo a sostenerlo. Per il 750 membri del World economic forum di Davos che si sono riuniti all’inizio di quest’anno, la scarsità d’acqua è considerato uno dei tre principali rischi globali – gli altri due sono i cambiamenti climatici e la migrazione delle popolazioni.

Qual’è la situazione italiana? Nel nostro paese il volume di acqua erogata agli utenti delle reti di distribuzione è stato pari a 5,2 miliardi di metri cubi nel 2012 – un dato che viene tradotto in un consumo giornaliero procapite di 241 litri, 12 litri al giorno in meno rispetto al 2008. Nel 2015, l’erogazione di acqua nelle abitazioni è stata indicata come irregolare dal 9,2% delle famiglie italiane – c’è un aumento dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Il dato a livello nazionale nasconde differenze notevoli a livello regionale, perché registrano un forte disagio nelle erogazioni alle abitazioni soprattutto le famiglia della Calabria (37,7%), della Sicilia (24,1%) e della Sardegna (21,1%).

I consumi per uso domestico sono inferiori a quelli per usi industriali o agricoli. Nel 2012 il volume di acqua complessivamente utilizzato come input produttivo dall’industria manifatturiera italiana è stato stimano in  circa 5,5 miliardi di metri cubi. La chimica ha assorbito da sola 681 milioni di metri cubi di oro blu, seguita a breve distanza dal settore della gomma e materie plastiche (645 milioni di metri cubi). Nel 2009-2010, i consumi di acqua per l’irrigazione sono stati invece pari a circa 11,6 miliardi di metri cubi.