Ogni anno il 5 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Ambiente (W.E.D. World Enviroment Day), istituita dall’ O.N.U. per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano del 1972 nel corso della quale prese forma il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (U.N.E.P. United Nations Environment Programme). Un’occasione per fare il punto sulle grandi emergenze, allo scopo di sensibilizzare quante più persone sui problemi ambientali e favorire l’attenzione e l’azione dei governi in merito ad essi.

Ogni anno, l’UNEP individua un tema, quello designato per l’edizione 2013 della Giornata Mondiale dell’Ambiente è la lotta agli sprechi alimentari. Sotto lo slogan Think.Eat.Save. (Pensa.Mangia.Preserva) lo scopo di questa giornata diviene la promozione di una vera e propria campagna a livello internazionale contro gli sprechi di cibo, che incoraggia ciascuno a ridurre la propria impronta alimentare (“foodprint”) per preservare le risorse naturali del nostro pianeta.

Si stima infatti che il 40-50 per cento del cibo prodotto ogni anno venga sprecato. La quantità totale di cibo sprecato nel mondo ogni anno, 300 milioni di tonnellate, è maggiore della produzione alimentare totale dell’Africa sub-sahariana – quantità sufficiente a sfamare i circa 900 milioni di persone che soffrono la fame.

La Barilla Center for Food and Nutrition,  in occasione di questa giornata, ha stilato un rapporto per fare il punto su quanto spreca ognuno di noi. In testa alla classifica svettano Stati Uniti e Europa: un americano medio butta via, ogni giorno, l’equivalente di 1.334 chilocalorie, mentre un europeo 720. Calcoli alla mano, due occidentali sprecano 2.054 chilocalorie ogni giorno, pari all’intero fabbisogno calorico medio di una persona. Gli australiani dal canto loro buttano via più di 4 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: quasi un migliaio di chilogrammi per nucleo familiare.

Ciò che compriamo e non consumiamo, per di più, ha un impatto, oltre che sule nostre tasche, anche sull’ambiente: secondo le stime di Last Minute Market, per produrre il cibo che poi si butta nella spazzatura, vengono comunque impiegate risorse pari a  60 metri cubi l’acqua e 832 metri quadrati di terra arabile. La produzione di cibo negli Stati Uniti si mangia il 10% del bilancio totale di energia, utilizza il 50% dei terreni e inghiotte l’80% di tutta l’acqua dolce consumata dal Paese: l’equivalente di 165 miliardi di dollari ogni anno. Il cibo avanzato, poi, finisce per marcire in discarica, rappresentando quasi il 25% delle emissioni totali di metano, responsabile del riscaldamento globale. Più in generale, secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (Unep), la produzione alimentare globale è responsabile del 70% del consumo di acqua dolce e dell’80% della deforestazione, oltre a creare almeno il 30% delle emissioni globali di gas a effetto serra.

Possiamo però fare qualcosa per ridurre la nostra impronta alimentare, ad esempio scegliere prodotti dal minore impatto ambientale (alimenti organici, di stagione e a km zero), ma anche acquistare solamente i cibi che siamo sicuri di consumare, magari facendo la spesa più spesso e in modo “mirato”. Anche la commuity di Twitter, con l’hashtag #wed2013 si unisce all’appello per una maggiore attenzione agli sprechi alimentari, mentre moltissimi saranno gli appuntamenti e gli eventi in tutta Italia

L’imperativo del 2013 sarà dunque per ciascuno, ridurre lo spreco alimentare, il nostro personale contributo allo sperpero di cibo cui si assiste ogni anno.