Oggi, sabato 14 giugno, si celebra l’undicesima Giornata Mondiale del Donatore Sangue, istituita nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in concomitanza con l’anniversario della nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni e coscopritore del fattore Rhesus. Il tema dell’undicesima giornata Mondiale, ospitata a Colombo, nello Sri Lanka, è “Give Blood for those who give live” (“Dona il sangue a chi dona la vita”) e si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di garantire sempre e ovunque l’accesso al sangue e ai suoi componenti per prevenire i decessi materni.

Nel mondo, infatti, ogni anno oltre 150.000 donne muoiono per complicazioni legate al parto o per forti sanguinamenti durante o dopo il parto: un fenomeno diffuso soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, specialmente nell’Africa subsahariana (dove si registra il 50% dei casi) e nel Sud-est asiatico (un terzo dei decessi) e che riguarda in particolare le adolescenti al di sotto dei 15 anni. Le gravi emorragie sono una delle principali cause di mortalità, morbilità e disabilità a lungo termine: “Quando muore una giovane madre il nascituro va incontro a un più alto rischio di malnutrizione che può portare anche alla morte – afferma Margaret Chan, direttore generale dell’OMS -. Se tutte le strutture ostetriche avessero delle banche di sangue per le trasfusioni, molte di queste vite potrebbero essere salvate”. 

Anche il Consiglio d’Europa da numerosi anni sostiene la Giornata mondiale del donatore di sangue difendendo tre principi fondamentali: il perseguimento dell’autosufficienza di sangue, la protezione della salute dei donatori e dei beneficiari e il divieto di commercializzazione delle sostanze di origine umana, sostenendo l’esigenza di donazioni volontarie e non retribuite. Ogni anno, in Europa, sono raccolte decine di milioni di sacche di sangue che consentono a numerosi malati di ricevere i componenti sanguigni di cui hanno bisogno: globuli rossi, piastrine o plasma, a seconda delle loro necessità.

In Europa, ogni persona sana, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, può diventare donatore. Per motivi di sicurezza, non possono donare sangue i consumatori di droghe iniettabili, i portatori di infezioni trasmissibili (HIV, epatite C….) e le persone che abbiano ricevuto un trapianto d’organo o una trasfusione. Dall’istituzione della giornata, nel 2004, a oggi il numero di donazioni nel mondo è passato da 80 a 108 milioni. In Italia l’autosufficienza è un traguardo consolidato e le donazioni sono in crescita: la Lombardia resta la regione più prolifica ma Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto, Marche e Piemonte registrano, in termini di popolazione, le migliori performance del 2013.

Sebbene la situazione sia migliorata, il lieve calo di nuovi donatori (-2,6%) rispetto a due anni fa induce Giuliano Grazzini, Direttore del Centro Nazionale Sangue, a lanciare un appello: “Se pensiamo che i tassi di natalità calano progressivamente e aumentano gli anziani che necessitano di trasfusioni, è facile capire che si può e si deve fare di più. Dobbiamo coinvolgere di più i giovani. Molti donano per la prima volta a 25 anni: ciò vuol dire che li perdiamo per un periodo in cui potrebbero fornire un valido contributo”.  L’età minima per donare, infatti, è di 18 anni. Basta essere in possesso di tutti i requisiti, di un po’ di senso civico e di un’ora di tempo ogni tre mesi per gli uomini, ogni sei mesi per le donne. Uno “sforzo” decisamente alla portata.

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