Ricorre oggi il ventesimo anniversario della Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, istituita dall’Unesco nel 1993 e quest’anno dedicata alla rete e alle voci nuove, emerse grazie al web che ha contribuito in modo decisivo alla caduta di lunghissimi regimi in Nord Africa. Ma l’Unesco ricorda come la libertà di espressione non sia ancora garantita: la trasformazione del panorama dei media ha creato interessanti opportunità di scambio e di dialogo ma non si è tradotto in più forte rispetto delle libertà fondamentali.

Mai come oggi, appare urgente promuovere e tutelare il fondamentale diritto sancito dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. L’appello a un maggiore impegno arriva dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon: “Dobbiamo fare molto di più. Servono maggiori tutele attraverso il rispetto della legge. Esorto tutti a fare il possibile per tradurre le parole in azioni concrete per creare un ambiente più sicuro per i media”.

I numeri di questa battaglia sono preoccupanti. Ogni cinque giorni viene assassinato un giornalista: 19 reporter e 9 cybernauti o cittadini-giornalisti uccisi dall’inizio dell’anno fino ad oggi. Gli arrestati sono 174 oltre a 162 netizens. I dati diffusi da Reporters Sans Frontières sono allarmanti: con 144 vittime il 2012 è stato l’anno più mortale mai registrato dall’associazione internazionale nel suo annuale resoconto dove incidono pesantemente paesi come Somalia, Messico, Pakistan e Siria. Quella sanguinosa Siria che traduce la giornata nell’attesa per la liberazione di Domenico Quirico, storico inviato de La Stampa che ha fatto perdere le sue tracce da oltre tre settimane.

In tutto il mondo si terranno manifestazioni a sostegno di un pilastro portante della democrazia moderna. In Italia si celebra a Palermo la quinta Giornata della memoria dei giornalisti ammazzati dal terrorismo e dalle mafie (undici dal 1960 al 1993). Un’occasione anche per ricordare i 147 giornalisti minacciati nel nostro Paese dall’inizio dell’anno ad oggi. Episodi che non contribuiranno a migliorare la posizione dell’Italia nella classifica sulla libertà di stampa: nel 2012 il ‘BelPaese’ è sceso dal 50esimo al 61esimo posto, nella fascia dei paesi parzialmente liberi e agli ultimi posti tra gli stati dell’Europa occidentale.

Le minacce arrivano soprattutto dai predatori della libertà di stampa: 41 membri con sei nuovi soci. Tutti a capo di regimi autoritari che reprimono qualunque contestazione popolare. A far tornare la speranza sono le battaglie vinte, come quella del Myanmar: dopo ben 50 anni di censura militare sono ricomparsi i giornali indipendenti, finalmente liberi da ogni condizionamento. In nome della ricerca della verità, dovere e diritto.