Oggi 13 agosto si celebra la Giornata mondiale dei mancini (Lefthanders Day). Organizzata per la prima volta nel 1976 dall’associazione “Lefthanders International”, la giornata intende ricordare le disparità passate e presenti tra mancini e destrimani. Da quella prima edizione ne sono seguite molte altre in tutto il mondo, anche dopo la chiusura dell’associazione che ha lanciato l’idea, come si sono moltiplicati gli studi legati al fenomeno. Il 13 agosto si festeggia la giornata del loro “orgoglio” contro il pregiudizio che li ha spesso accompagnati. Il consiglio è quello di celebrare i mancini in modo divertente invitando amici e parenti ad usare la mano sinistra per un giorno, facendo ‘toccare con mano’ le difficoltà di chi non usa la destra.

Per mancinismo si intende la tendenza ad usare, in parte o del tutto, il lato sinistro del corpo per compiere movimenti e gesti automatici e volontari. Nella prima infanzia, nel cervello umano, avviene una specializzazione funzionale dei due emisferi cerebrali: nei mancini è l’emisfero destro a predominare. Questo processo viene chiamato lateralizzazione ed avviene dopo i 36 mesi, inizia con lo sviluppo del linguaggio e si conclude verso i 3/4 anni. Le cause della diversa lateralizzazione non sono ancora state chiarite, è comunque accertato che l’ereditarietà è un fattore determinante nel mancinismo, sebbene non dominante. Il mancinismo coinvolge circa l’11% della popolazione mondiale; riguarda piu’ gli uomini che le donne ed è più frequente tra i gemelli omozigoti.

Un team di scienziati dell’università di Oxford ha recentemente identificato il gene che sembra aumentare le probabilità di nascere mancino. LRRTM1, questo il nome del gene che, determinando quali parti del cervello controllano determinate funzioni, parrebbe esserne il diretto responsabile; ma la ricerca non si è limitata a indagare le cause del mancinismo, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences, l’essere mancini avrebbe infatti anche riflessi sul carattere,  o perlomeno le differenze mentali alla base del mancinismo potrebbero avere un peso anche sul nostro agire. Secondo la ricerca i mancini sarebbero più inibiti dei destrimani, tendono ad essere incerti, forse perché troppo severi con loro stessi e sono molto condizionati dalle critiche al loro operato. I destrimani sarebbero invece più impulsivi, meno “complessati” e proni all’ansia.

Ma non finisce qui: i mancini guadagnerebbero di più! Da uno studio pubblicato dall’Institute of Fiscal Studies emerge che, su base oraria, i loro compensi sono in media fino al 5% superiori rispetto a quelli degli omologhi destrimani. Lo stesso dato non varrebbe però per le donne mancine che, al contrario, guadagnano generalmente fino al 4% in meno dei loro colleghi destri di entrambi i sessi. I motivi di questo scarto di guadagno a favore dei mancini maschi non sono chiari, una spiegazione potrebbe però risiedere nel corpo calloso, quella parte del cervello che mette in comunicazione i due emisferi.

Le indagini sul mancinismo, insomma, si sono davvero spinte ad indagare anche le più labili sfumature del fenomeno, in particolareprò, di grande interesse si sono rivelate le scoperte di un gruppo di ricercatori che ha catalogato centinaia di  impronte di mani nei disegni preistorici, constatando che la proporzione di mancini ai tempi delle glaciazioni sembra coincidere con quella dei nostri giorni. Un dato singolare, considerato che il mancinismo ha una componente genetica e subisce quindi gli effetti dell’evoluzione. Una spiegazione plausibile potrebbe essere che, sebbene il mancinismo sia relativamente raro, comporta grandi vantaggi. Nei tempi preistorici, ad esempio, il vantaggio poteva rivelarsi nei combattimenti: un mancino si muove infatti in modo diverso da un destrimano riuscendo a sorprendere l’avversario (particolarità  tuttora evidente in alcune discipline sportive, quali la scherma o il tennis, dove è elevato il numero dei mancini). La costanza dei mancini nel tempo dimostra inoltre che la forza evolutiva dell’essere destrimani o mancini è indipendente dalle culture, visto che queste cambiano mentre la percentuale dei mancini è rimasta costante.

Accertati dunque i suoi vantaggi, è pur vero che il mancinismo, se contrastato (come per secoli è accaduto) può provocare una serie di interferenze tra i due emisferi cerebrali che possono far manifestare incertezza, discordanza funzionale e comportamentale, sintomi attribuibili alla mancata affermazione di uno dei due emisferi. Se il mancinismo viene contrastato nelle prime fasi dello sviluppo, possono verificarsi danni anche alla strutturazione dell’attività motoria: suo prerequisito generale è infatti la corretta lateralizzazione, ossia l’uso prevalente di uno dei due lati del corpo (occhio, braccio e mano, gamba e piede) per attivare il movimento, in corrispondenza con la dominanza emisferica cerebrale. Fenomeno che potrebbe peraltro spiegare il ritardo delle funzioni motorie in una elevata percentuale di bambini ambidestri.

L’etimologia stessa della parola “mancino” non ha aiutato certo a considerare il mancinismo positivamente. “Mancino” deriva infatti dal latino “mancus”, che è sinonimo di mutilato e storpio, così che anche in altre lingue europee il mancinismo non gode di buona fama: in inglese “left” significa sinistro, ma anche lasciato, mentre “right” significa destra, ma anche giusto, corretto; mentre in francese “gauche”, cioè mancino, vuole anche dire sgraziato. Consultando poi il dizionario della lingua italiana, alla voce “sinistro” troviamo: avverso, sfavorevole, funesto, minaccioso, pauroso, torvo.

Analizzando invece la storia europea (e non solo) si incontrano vari episodi che mostrano come l’utilizzo della mano sinistra non fosse visto di buon occhio, anzi: nella credenza popolare la mano sinistra era considerata la “mano del diavolo”, appendice “dell’eresia e dell’apostasia”; la mano degli “invertiti” e dei “rovesciati”. I bambini erano costretti, anche con punizioni corporali, a scrivere con la mano destra. Ma anche la scienza non è stata da meno. In passato il mancinismo era considerato una devianza. Negli anni ’20 fu associato alla demenza e negli anni ’40 fu messo in relazione con la dislessia. Solo a partire dagli anni ’70 il mancinismo in occidente è stato considerato come una caratteristica individuale e si è smesso di imporre l’uso della mano destra.

Il riscatto dei mancini lo si deve soprattutto agli studi neurofisiologici che hanno elaborato ipotesi scientifiche sulle origini della prevalenza dell’uso della mano sinistra sulla destra: nei mancini, a differenza della maggior parte delle persone, e’ dominante l’emisfero destro del cervello e per questo, oltre a essere più portati all’uso manuale della sinistra (perchè ogni metà del corpo è comandata dall’emisfero cerebrale opposto), avrebbero anche una prevalenza dell’intuizione e della creatività sul pensiero analitico. Alcune teorie vorrebbero anche che i mancini, oltre ad essere più creativi, abbiano anche una miglior padronanza del corpo e della memoria, ed il mancinismo è divenuto per molti sinonimo di genialità. Ciò sembra confermato dal fatto che molti personaggi famosi erano o sono mancini, da Aristotele e Carlo Magno, a Leonardo da Vinci e Albert Einstein, da Marilyn Monroe a Bob Dylan, da Angelina Jolie e Bruce Willis a Demi Moore e Whoopi Goldberg, dal presidente statunitense Barack Obama fino a molti sportivi come Diego Armando Maradona e Valentino Rossi. Teorie che nascono probabilmente dagli studi sulla già citata laterizzazione delle funzioni cerebrali negli emisferi cerebrali, effettuate inizialmente da Michael S. Gazzaniga, e che hanno permesso di constatare ad esempio come l’emisfero sinistro sia sede del linguaggio e del pensiero logico, mentre l’emisfero destro delle emozioni, della creatività, della percezione dello spazio, dell’immaginazione e della capacità di cogliere la realtà nel suo insieme, anziché scomporla nei diversi elementi. Secondo queste teorie ai mancini, in generale, risulta più semplice pensare per immagini, invece che per concetti: l’apprendimento di un testo avviene quindi grazie alla memoria visiva, al ricordo d’insieme della pagina, acquisendo di conseguenza una visione generale dell’argomento, piuttosto che dei singoli passaggi. Interessante anche notare che tra i mancini colpiti da ictus cerebrale, solo una minima percentuale perde l’uso della parola, poiché l’accidente in genere colpisce prevalentemente l’emisfero sinistro del cervello.

In tempi moderni sono stati anche messi a punto oggetti di uso comune creati appositamente per le persone mancine, il mouse del computer, ad esempio, ma anche forbici e ferro da stiro, così da non creare più nessuna “disparità” tra i destri ed i mancini. E’ importante quindi continuare a festeggiare il tutto il mondo il 13 agosto come giornata “tipica“ di questo evento, una ricorrenza che testimoni al mondo intero i disagi ed i vantaggi dell’essere mancini.