Oggi, 2 dicembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale per l’Abolizione della Schiavitù, ricorrenza istituita dall’ONU in memoria del 2 dicembre 1949, giorno in cui l’Assemblea generale approvò la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui.

Schiavitù nella storia

Il fenomeno della schiavitù ha avuto una grandissima importanza nella storia dell’umanità, giungendo a caratterizzare le strutture economiche e sociali di intere civiltà, sia primitive che evolute. Tra le antiche civiltà, quella romana ha rappresentato il culmine delle società schiaviste, nelle quali il lavoro degli schiavi rappresentava una componente essenziale dell’economia, ma lo stesso si può dire anche dell’antica Grecia, che nella sola Atene, per lunghi periodi, ha contato più schiavi che uomini liberi. La vasta portata del fenomeno spiega inoltre come sia stato possibile, in antichità, costruire arditi capolavori architettonici che stupiscono ancora oggi per bellezza, dimensioni e accuratezza. Nel Medioevo nasce poi il fenomeno della servitù della gleba, principale istituzione di lavoro forzato dell’epoca, ma per quanto la storia conti innumerevoli esempi società basate sul sistema della schiavitù, il fenomeno che nell’immaginario comune è primariamente associato all’idea di schiavo è senza dubbio quello della tratta atlantica, che nel corso del diciottesimo secolo, dall’Africa, attraverso l’Oceano Atlantico, fu teatro della deportazione di ben sei milioni di individui.

L’abolizione della schiavitù

L’abolizione della schiavitù è stato un processo secolare. Sebbene vi siano stati precedentemente episodi di critica della schiavitù e di liberazioni di schiavi, essa fu messa efficacemente in discussione in Europa a partire dall’alto medioevo, tanto che per la fine del X secolo la schiavitù era sparita dall’Europa. Carlo Magno, ad esempio, dopo che la chiesa ebbe esteso a tutti gli schiavi l’accesso ai sacramenti, proibì ai cristiani di servirsi altri cristiani per i lavori di servitù. Ma se la schiavitù era proibita, questo non valeva per il commercio degli schiavi, che continuò a fiorire per tutto il Medioevo. Il principale mercato di schiavi era la città di Verdun, in cui giungevano schiavi soprattutto dalla Polonia (non a caso i primi paesi europei a proibire il commercio di schiavi furono proprio Polonia e Lituania, nel XVI secolo). Nelle colonie del Nuovo Mondo (le Americhe) la tradizione schiavista fu invece messa in discussione solo nel XVI secolo, ad opera di papa Paolo III. Verso la metà dell’Ottocento si diffuse poi l’idea illuminista che un servo libero potesse in qualche modo portare migliori servizi rispetto ad uno schiavo, fino a quando, durante le conferenze di Berlino (1885) e Bruxelles (1890), la schiavitù venne ufficialmente condannata, come contraria ai diritti dell’uomo; idea ribadita dal patto della Società delle Nazioni, dalla convenzione di Saint-Germain-en-Laye (1919), dalla convenzione di Ginevra sulla schiavitù (1926) e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’ONU (1948).

La schiavitù oggi

Sebbene la schiavitù sia formalmente illegale in tutto l’Occidente e la Carta dei diritti dell’uomo, all’articolo 5, vieti espressamente la tratta degli esseri umani, essa è risulta oggi particolarmente attiva, coinvolgendo ogni anno centinaia di migliaia di persone. Un fenomeno per nulla arrestatosi con l’abolizione della tratta transatlantica degli schiavi, ma che, al contrario, ha assunto nuove e differenti forme: dal lavoro forzato, allo sfruttamento del lavoro imposto per l’estinzione di debiti; dalla tratta di minori e donne, alla schiavitù domestica, la prostituzione forzata, la schiavitù sessuale, il matrimonio forzato e la vendita delle mogli, sono tutte, queste, nuove, moderne forme di schiavitù.

Recentemente l’interesse internazionale per la condizione delle persone sottoposte a schiavitù ha dato impulso all’attuazione di un consistente numero di importanti strumenti legali, il più recente dei quali è il ‘Protocollo per prevenire, sopprimere e punire la tratta delle persone, specialmente donne e bambini’, entrato in vigore nel 2003, ad integrazione della ‘Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale organizzato’. La Corte Internazionale di Giustizia ha inoltre stabilito che la schiavitù costituisce un crimine contro l’umanità e che, essendo il diritto di essere liberi da tale condizione talmente inviolabile, tutte le nazioni devono pronunciarsi per portare gli Stati responsabili di fronte alla Corte. Questa Giornata deve quindi essere un esortazione verso tutti gli Stati a ratificare e ad attuare gli strumenti legislativi pertinenti e a cooperare con i relatori speciali delle Nazioni Unite per combattere le forme contemporanee di schiavitù.

La schiavitù contemporanea prende molte forme e riguarda persone di tutte le età, sesso e razza. Oggi uno schiavo è: colui che viene obbligato a lavorare – sotto minacce fisiche o psicologiche; posseduto o controllato da un “datore di lavoro”, di solito per mezzo di maltrattamenti fisici o psicologici o la minaccia di tali maltrattamenti; privato della sua dignità umana, trattato come un oggetto o comprato e venduto come una proprietà privata; fisicamente limitato, o con una libertà di movimento limitata. Queste le caratteristiche che distinguono la schiavitù da altre violazioni dei diritti umani.

La schiavitù nel mondo

In generale, lo Stato con la più alta percentuale di schiavi si conferma la Mauritania (Paese musulmano dell’Africa occidentale), che con il suo sistema profondamente radicato di schiavitù ereditaria, si pensa nasconda ancora 150.000 schiavi su una popolazione di soli 3,8 milioni di abitanti. Secondo il report della Walk Free Foundation, organizzazione non governativa australiana, che pubblica annualmente l’indice di schiavitù globale, nel 2014 sarebbero state circa 36 milioni le persone sottoposte a lavoro forzato, traffico di esseri umani, matrimoni forzati, servitù per debiti e sfruttamento sessuale. Cinque paesi hanno rappresentato quest’anno il 61% della schiavitù totale, nonostante siano ben 167 i paesi analizzati dal report, Italia compresa. L’India è in cima alla classifica con circa 14 milioni e 290 mila persone schiavizzate, seguita dalla Cina con 3,24 milioni, il Pakistan con circa 2 milioni, Uzbekistan 1,2 milioni e la Russia 1,05 milioni. Completano la classifica Nepal, Moldova, Benin, Costa d’AvorioGambia e Gabon.

“Mentre Asia e Africa sono la patria della maggior parte dei moderni schiavi – sottolinea la Walk Free Foundation – nessun continente è libero dalla schiavitù moderna” . A livello globale, Islanda, IrlandaRegno Unito sono i Paesi con i più bassi ranking dell’Index. Tuttavia, si stima che ci siano ancora circa 4 mila persone schiavizzate nel Regno Unito. Nella top ten dei virtuosi anche Nuova Zelanda, SvizzeraSvezia, Norvegia, Lussemburgo, Finlandia e Danimarca, mentre l’Italia è 132esima con un indice del 3.12 rispetto al 97.90 della Mauritania ed all’1,00 di Gran Bretagna e Irlanda.