Oggi, 28 novembre, si celebra il Thanksgiving Day, o Giorno del ringraziamento, festività di origine cristiana osservata negli Stati Uniti d’America il quarto giovedì di novembre in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto. Questa antica tradizione affonda le sue origini nel lontano 1623 quando, dopo aver effettuato il raccolto, il governatore William Bradford dei Padri Pellegrini di Plymouth nel Massachusetts ordinò le seguenti parole: “Tutti voi Pellegrini, con le vostre mogli ed i vostri piccoli, radunatevi presso la Meeting House, sulla collina … per ascoltare lì il pastore e rendere ringraziamento a Dio Onnipotente per tutte le Sue benedizioni.”

I Padri Pellegrini, colpiti da ripetute persecuzioni religiose, decisero nei primi anni del Seicento di abbandonare l’Inghilterra per stabilirsi nel “Nuovo Mondo”, l’attuale America del Nord. Nel 1621,102 pionieri (52 uomini, 18 donne e 32 bambini), imbarcati a bordo della Mayflower, sbarcarono così sulle coste americane dopo un duro viaggio attraverso l’Oceano Atlantico. Quando arrivarono l’inverno era ormai alle porte e si trovarono di fronte ad un territorio selvaggio e inospitale, fino ad allora abitato solo da Nativi Nmericani. A causa della diversa natura del terreno e del clima, le semenze che i Pellegrini avevano portato dall’Inghilterra non produssero i frutti necessari al sostentamento della popolazione e quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno; situazione che rischiava di ripetersi anche l’anno successivo se non fosse stato per l’intervento degli stessi Nativi, che indicarono loro quali prodotti coltivare e quali animali allevare, nella fattispecie il granturco e tacchini. I Pellegrini indissero quindi un giorno di ringraziamento a Dio per l’abbondanza ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto. Nel menù di quel primo Ringraziamento americano comparivano così le pietanze che sarebbero diventate tradizione per le feste – in particolare il tacchino e la zucca – insieme ad altre carni bianche, carne di cervo, ostriche, molluschi, pesci, torte di cereali, frutta secca e noccioline.

Qualche anno dopo, il 29 giugno 1676, Edward Rawson tenne una proclamazione ufficiale di Thanksgiving per conto del governatore della contea di Charleston, in Massachusetts, che aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per la buona sorte di cui godeva la comunità e per (paradossalmente) celebrare la vittoria contro gli “indigeni pagani”, ovvero gli stessi nativi americani che avevano accolto e condiviso il territorio con Bradford e gli altri fondatori della colonia di Plymouth. Nei secoli successivi la tradizione del Thanksgiving si estese a tutto il Paese, ma le tredici colonie celebrarono il Giorno del ringraziamento in momenti diversi fino all’ottobre del 1777, quando ne fu indetto uno per festeggiare la vittoria contro gli inglesi a Saratoga nella guerra per l’indipendenza. Fu George Washington il primo presidente degli Stati Uniti d’America a dichiarare la festa per tutti gli stati nel 1789, proclamando una giornata nazionale di ringraziamento. Thomas Jefferson non diede seguito alla tradizione, ma a metà del XIX secolo il Thanksgiving era ormai diffuso nella maggior parte del territorio americano e osservato da tutti gli strati sociali, dai ricchi ai meno abbienti. La tradizione interrotta fu quindi ufficialmente ripresa nel 1862 ad opera dal presidente Abraham Lincoln, il quale collocò la festa al quarto giovedì di novembre, data che da quel momento è rimasta sempre uguale. Una decisione ispiratagli dalla scrittrice Sarah Josepha Hale, all’epoca una delle donne più influenti, benché poco riconosciuta della storia americana, la quale influenzò il presidente a proclamare ufficialmente un giorno di ringraziamento, convinta che osservarlo avrebbe unito il Paese e lo avrebbe riappacificato, durante il periodo difficile della Guerra di Secessione. Nessuno dei presidenti in carica dai tempi di Lincoln ha più omesso di emettere il proclama annuale di ringraziamento e nel 1941, infine, il Congresso degli Stati Uniti la proclamò “festa nazionale”.

Da allora nel giorno del ringraziamento, in tutte le città americane si svolgono parate con carri allegorici e festeggiamenti di ogni tipo. Il Presidente degli Stati Uniti è solito celebrare il giorno di festa mangiando con i soldati, mentre le famiglie americane si riuniscono per festeggiare insieme e ringraziare di ciò che hanno. La festa è molto sentita, e in tutte le case si preparando pranzi elaborati, il cui piatto principale è il classico tacchino, che in ogni famiglia viene cucinato secondo la propria ricetta “segreta”, e accompagnato da salsa gravy, puré di patate, patate dolci, salsa di mirtilli, verdure e torta di zucca; una vera prelibatezza, che viene spesso offerta ai vicini di casa ed alle persone meno fortunate.

Solo negli Stati Uniti, più di 40 milioni di tacchini sono consumati durante il weekend festivo ogni anno. Solitamente è accompagnato dal sugo e dal ripieno. Nella East Coast il ripieno di ostriche è tradizionale, come quando in passato i crostacei erano economici e abbondanti nel mare. Nel sud si trova con ripieno di focaccia al granturco, mentre nel nord degli Usa si è soliti utilizzare il Wild Rice, una tipica spezia nordamericana. Piatto tradizionale del Ringraziamento sono per molti anche le patate dolci, unite a zucchero, spezie e burro, girato in una casseruola sovente con l’aggiunta di malva.

Il tacchino è divenuto simbolo della festa quale animale allevato dai Nativi Americani nel territorio della colonia di Plymouth (dove arrivarono i primi Padri Pellegrini nel 1621) e furono proprio i Nativi a indicare loro quali coltivazioni e quali animali da allevamento potevano dare i migliori frutti, granoturco e, per l’appunto, il tacchino, senza i quali la colonia difficilmente sarebbe sopravvissuta ad un secondo anno di stenti. In segno di ringraziamento, alcuni giorni prima del Thanksgiving Day, alla Casa Bianca si svolge la tradizionale cerimonia della grazia presidenziale a due tacchini, nota come National Thanksgiving Turkey Presentation, una tradizione iniziata da John Fitzgerald Kennedy nel 1963, quando scelse di non cucinare il tradizionale tacchino donato al Presidente dalla National Turkey Federation fin dal 1947. Dal 1989 uno dei tacchini graziati apre la parata sulla Main Street di Disneyland, poi entrambi vengono trasferiti nel ranch di Frontierland, nel parco stesso. A partire dal 2003 i cittadini americani sono invitati a scegliere il nome dei tacchini votando sul sito della Casa Bianca: dopo il primo sondaggio furono battezzati Stars e Stripes (Stelle e Strisce, nome che indica la bandiera statunitense), negli anni successivi Biscuit e Gravy (2004), Marshmallow e Yam (2005), Flyer e Fryer (2006), May e Flower (2007), Pumpkin e Pecan (2008), Courage (2009), Apple e Cider (2010), Cobbler e Gobbler (2012). Ed in segno di solidarietà per questi animali tanto preziosi per il popolo americano esce oggi nelle sale italiane “Free Birds – Tacchini in fuga” film d’animazione del  diretto da Jimmy Hayward, il cui protagonista, Reggie, è appunto un tacchino che, dopo essere stato graziato nel Giorno del ringraziamento dal presidente degli Stati Uniti d’America, si allea con Jake, presidente e unico membro del Turkeys Liberation Front, il Fronte di liberazione dei tacchini. La missione? Impedire che il tacchino diventi il piatto tipico del Giorno del ringraziamento!