Oggi, 27 gennaio, si celebra il Giorno della Memoria, ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni unite nel novembre 2005 in ricordo della liberazione di Auschwitz, di cui ricorre oggi il 70esimo anniversario. Era infatti il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa varcarono i cancelli del più vasto campo di concentramento e sterminio nazista, svelando per la prima volta al mondo la portata delle atrocità perpetrate in quegli anni in nome della “soluzione finale del problema ebraico”. In totale furono deportate ad Auschwitz più di 1 milione e 300 mila persone, di cui 900.000 vennero uccise al momento dell’arrivo e altre 200.000 perirono a causa di malattie, fame e maltrattamenti.

Dopo la sua liberazione il campo di concentramento di Auschwitz è divenuto un luogo simbolo dell’orrore nazista, dedicato alla memoria delle vittime. Dal 1979 è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Il primo reparto che arrivò al campo faceva parte della LX Armata del generale Kurockin del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Ivan Konev. Ad Auschwitz trovò circa 7.000 sopravvissuti. Altri 60 mila erano stati evacuati durante le operazioni di sgombero dei lager e indirizzati verso ovest, in quelle che venne ricordata come “marcia della morte”. Dal 18 gennaio, per paura che l’esercito sovietico li catturasse, i gerarchi nazisti avevano infatti iniziato la ritirata, cercando di cancellare le prove dei loro crimini procedendo in tutta fretta allo smantellamento dei campi.

Formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz (in polacco Oświęcim), in Polonia,  il campo di concentramento di Auschwitz, il campo di sterminio di Birkenau e il campo di lavoro di Monowitz, oltre ai 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione tedesca della Polonia.

Auschwitz fu reso operativo il 14 giugno 1940. Il numero di prigionieri qui internati si mantenne costantemente tra le 15.000 e le 20.000 unità e vi morirono circa 70.000 persone. Numeri esorbitanti sono quelli che interessano invece il vicino campo di sterminio di Birkenau, dove persero la vita oltre un milione e centomila persone. Operativo dall’8 ottobre 1941, era questo  il più esteso “Konzentrationslager” (campo di concentramento) dell’intero universo concentrazionario nazista, tanto da arrivare a contare fino a oltre 100.000 prigionieri contemporaneamente. Situato a 7 chilometri da Auschwitz vi era infine il campo di lavoro di Monowitz, costruito allo scopo di assicurare manodopera a basso costo per il grande impianto chimico Buna Werke. Qui è ambientato il celeberrimo “Se questo è un uomo” di Primo Levi, che fu qui internato e assunto in qualità di “specialista” all’interno del complesso grazie alla sua laurea in chimica.

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