Continuano senza tregua le indagini intorno alla morte di Giulio Regeni, ma purtroppo i risultati raggiunti dagli investigatori italiani e dalle autorità egiziane sembrano concordare solo raramente, a riprova di una certa dissonanza di intenti.

Nel frattempo però il magistrato locale che si sta occupando del caso, Hossam Nassar, ha fatto sapere che la morte del ricercatore universitario sarebbe avvenuta il 2 febbraio, ovvero il giorno prima che il suo corpo fosse rinvenuto lungo i bordi dell’autostrada che conduce al Cairo.

A questo proposito le ferite trovate sul cadavere sarebbe stato inferte in un lasso di tempo che va dalle 10 alle 14 ore precedenti al decesso: tuttavia i segni che sono stati descritti come prova delle torture subite – tagli alle orecchie e rimozione delle unghie – non sarebbero altro che il risultato della autopsia disposta dal personale medico egiziano.

Tutte ipotesi che contrastano con quanto riferito fino a questo momento dagli esperti della Procura di Roma, che aveva parlato di una morte lenta e dolorosa e comunque individuabile attorno al 30 o 31 gennaio, quindi ben prima del ritrovamento del corpo. Anche le due autopsie hanno dato risultati opposti, in quanto l’ipotesi maggiormente fondata e sostenuta dagli italiani parrebbe essere quella concernente torture avvenute a intervalli irregolari e prolungate nel tempo.

Nassar inoltre ha chiesto di poter interrogare Francesco, quello che è stato definito il migliore amico di Giulio Regeni, che avrebbe lasciato il Paese l’8 febbraio. Secondo il magistrato, che ha chiesto l’autorizzazione ai colleghi italiani, il giovane potrebbe aiutare le indagini e chiarire quanto successo, considerato anche che dalle informazioni raccolte in queste settimane lo studioso universitario non si sarebbe fatto dei nemici plausibili durante la sua permanenza.

In un recente articolo pubblicato sul Washington Post viene fornita un movente all’omicidio di Regeni, attribuito alle forze di sicurezza, che avrebbero interpretato male le attività di ricerca del ragazzo: secondo l’autore Jean Lachapelle a causare il rapimento e poi la morte di Regeni sarebbero state più le sue conoscenze e il lavoro sul campo – scambiato come preparatorio per nuove rivolte – che le opinioni che aveva sostenuto nei suoi articoli.