Grazie ad Al Arabiya, emittente panaraba, è stato pubblicato in queste ultime ore un filmato in cui si vede il defunto Giulio Regeni a colloquio con Mohamed Abdallah, ovvero il capo del sindacato degli ambulanti, che lo avrebbe denunciato ai servizi segreti.

L’uomo, che probabilmente ha catturato di nascosto le immagini del dialogo come una sorta di assicurazione personale, è intento a chiedere somme di denaro a Regeni, adducendo come motivazione la malattia della moglie, malata di cancro.

Il ricercatore, che parla un arabo non fluente ma efficace con accento egiziano (stando al parere degli esperti), deve rifiutare tutte le richieste di pagamento perché, spiega, “sono un accademico”, “non posso darteli [i soldi] perché non sono i miei”, “non posso scriverli nella richieste per l’istituzione britannica”, “non posso usarli a scopi privati”.

Alle insistenti richieste Regeni non può che rispondere se non affermando che il denaro può essere fornito non direttamente, ma solo attraverso un ufficio egiziano.

È l’attivista egiziana Hoda Kamel che avrebbe fatto conoscere Abdallah a Regeni, come da lei ammesso con rammarico. Secondo la donna “Giulio Regeni voleva ampliare le sue ricerche sui venditori ambulanti egiziani attraverso una borsa di studio stanziata da un’istituzione o un’università britannica”, ottenendo un finanziamento per il sindacato tramite il Centro egiziano per i diritti economici e sociali, di cui la Kamel è responsabile del dossier sui lavoratori.

Regeni, che stava svolgendo ricerche per un dottorato sulle libertà sociali, aveva scelto di occuparsi dei lavoratori ambulanti, probabilmente perché spinto da ragioni umanitarie: “si tratta di persone povere e prive di capitali, alcuni dei quali hanno una laurea e nonostante questo lavorano per strada. Lui voleva mettere in luce tutto questo”, ha riferito l’attivista.

Nel frattempo il procuratore generale Nabil Sadek ha dato l’ok all’arrivo di esperti italiani per analizzare i video catturati dalle telecamere di sorveglianza nella stazione della metropolitana a Dokki, dove per l’ultima volta è stato visto Regeni prima della sua scomparsa e del ritrovamento del suo cadavere straziato dalla tortura.