Continua il pressing delle autorità italiane per venire a capo di ciò che è davvero successo a Giulio Regeni, il ragazzo di 28 anni il cui corpo senza vita orrendamente mutilato è stato ritrovato al Cairo.

Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel corso di un’intervista a Repubblica ha annunciato che gli investigatori italiani affiancheranno i corrispettivi egiziani durante le indagini.

Una precauzione necessaria, ha ricordato il politico, per far sì che non vengano fornita “verità presunte”, come già tentato con l’arresto di due persone il cui coinvolgimento nella morte del ricercatore pare essere molto dubbio. Sostanzialmente evitate invece ogni tipo di accuse al governo del presidente al-Sisi, nonostante Gentiloni ricordi i numerosi appelli per la difesa dei diritti umani in Egitto.

Nel frattempo le indagini egiziane continuano, con la scoperta del luogo esatto in cui è stato trovato il corpo senza vita di Giulio Regeni, giornalista per Il Manifesto, per il quale firmava articoli sotto pseudonimo sulla difficile situazione politica. Il cadavere è stato rinvenuto sul cavalcavia dell’autostrada che porta dalla capitale ad Alessandria d’Egitto. Come si ricorderà inizialmente la polizia locale ritenne che Regeni fosse stato vittima di un’incidente, ipotesi del tutto smentita dalle circostanze e dagli indizi ritrovati.

In primis per le condizioni del corpo del ragazzo, come ha dimostrato l’autopsia effettuata dal professor Vittorio Fineschi, il quale ha riportato la spaventosa crudeltà con cui è Regeni è stato torturato a lungo prima di morire. Proprio come da procedura standard della polizia di regime: unghie strappate, mutilazione a un orecchio, fratture al torace, alle costole e alla schiena.

E l’ipotesi messa in campo dall’ambasciatore italiano in Egitto, Maurizio Massari, va in questa direzione. Secondo il diplomatico Regeni potrebbe essere stato scambiato per una spia dalle autorità egiziane, a causa del suo impegno come ricercatore presso l’American Università del Cairo, da tempo sorvegliata strettamente dai servizi segreti, gli stessi da cui proviene anche lo stesso presidente al-Sisi.