Momenti di tensione a Trieste, dove si è scatenata una piccola rissa tra i manifestanti e le forze dell’ordine: motivo del disordine è stata la rimozione dello striscione che chiedeva “Verità per Giulio Regeni”, che fino a poche ore fa sventolava da una finestra del Municipio.

A prendere la decisione duramente contestata durante il consiglio comunale è stato il sindaco Roberto Dipiazza, eletto tra le fila di Forza Italia. Il gesto ha scatenato una manifestazione promossa da Amnesty International cui hanno partecipato alcune centinaia di dimostranti, con alcuni attivisti che sono giunti allo scontro con le forze dell’ordine.

Dico stop allo sciacallaggio, perché le polemiche e le strumentalizzazioni hanno offeso e stanno offendendo la memoria di questo ragazzo e la sua famiglia, alla quale esprimo tutta la mia solidarietà”: queste le parole pronunciate dal primo cittadino per giustificare la sua decisione, avallata in ogni caso dalla maggioranza, visto che la mozione presentata dal Pd per ripristinare lo striscione è stata battuta con 25 voti contrari e 15 a favore.

Le tensioni però si sarebbero acuite durante la mozione avanzata dalla maggioranza di centrodestra, durante le quali sono volate parole pesanti e il tutto è finito in una zuffa con spintoni, calci e pugni.

Tra i vari interventi registrati durante la manifestazione, invece, si segnala quello dello scrittore Pino Roveredo, che ha usato termini molto duri: “Ci fa ribrezzo questo gioco politico che va a colpire sicuramente persone che hanno sofferto. Io penso ai genitori di Giulio Regeni: quel ragazzo è stato martoriato e massacrato. Stiamo cercando una verità, non stiamo cercando dei martiri. Siamo qui per dare voce alla Trieste che non si riconosce in quella città degli amministratori, che fanno scelte che non sono assolutamente condivise da parecchie persone, anche di destra”.

Nel frattempo i genitori di Giulio Regeni sono intervenuti durante un’iniziativa dei ricercatori Ted x Cnr ringraziando per la vicinanza degli italiani e promettendo di non voler tralasciare alcun tentativo pur di ottenere giustizia: “Sono passati otto mesi dalla sua incomprensibile e barbara uccisione. Ringraziamo per la solidarietà ma non ci fermeremo, vogliamo la verità processuale. La ricerca della verità deve più che mai liberarsi da compromessi economico-politici anche internazionali. La storia di Giulio ci costringe a fare delle scelte. Liberiamoci dall’indifferenza morale, recuperando la componente etico-morale che deve accompagnare i processi di ricerca della verità che era tanto cara a Giulio”.