Proseguono le indagini per determinare la verità sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore universitario il cui corpo senza vita è stato ritrovato lungo il cavalcavia dell’autostrada del Cairo, in Egitto.

Le autorità italiane stanno concentrando i proprio sforzi sopratutto sull’analisi del pc, che è stato rinvenuto dalla famiglia del ragazzo e consegnato alla polizia che lo ha messo a disposizione dei magistrati. Ma si è aperto un contenzioso con la procura di Giza, che ha chiesto che il computer venga riconsegnato.

Stando alle testimonianze di amici e colleghi Giulio non possedeva altri supporti informatici come tablet o altro, ma solo il cellulare che era solito portare sempre con sé e che al momento risulta introvabile. Allo stesso modo non è stato possibile rintracciare il suo rapporto.

Sono poi attualmente in corso gli accertamenti telefonici per determinare a chi fosse stata indirizzata l’ultima chiamata di Giulio Regeni. L’ultimo a parlare con lo studioso potrebbe essere stato Gennaro Gervasio, il suo tutor all’università britannica del Cairo: i due si sarebbero dovuti incontrare verso le 8 la sera del 25 gennaio, ma è stata proprio l’assenza del ragazzo a far scattare l’allarme.

Il luogo prescelto non era molto distante da piazza Tahir e per la serata era prevista proprio manifestazioni e assembramenti per la triste ricorrenza, con tanto di imponente dispiegamento di forze della polizia.

Non vedendo arrivare l’amico Gervasio lo avrebbe chiamato prima alle 20.18, poi alle 20.23; un’ultima volta alle 20.25, ma in questo caso il telefono non squilla più come prima, risultando muto da quel momento in avanti. Secondo i primi accertamenti effettuati sulle celle telefoniche l’ultimo “aggancio” del cellulare sarebbe avvenuto poco lontano da casa di Regeni.

La circostanza fa sospettare che qualcuno possa avere rapito Regeni sotto casa sua o nei pressi della metropolitana: un’eventualità che potrebbe essere smentita o confermata dall’analisi della telecamere di sorveglianza, purtroppo non ancora a disposizione degli investigatori italiani arrivati sul posto, per quanto promesso dalle autorità egiziane.

A seguito delle tante proteste arrivata da colleghi e amici di Giulio, che stanno invocando la verità su quanto successo, anche criticando il modo in cui sono state condotte le indagini da parte degli investigatori locali. Il ministro degli Esteri ha allora risposto in modo ben poco diplomatico attraverso un portavoce: “Pur comprendendo la profonda tristezza per l’assassinio di Regeni, è prematuro e miope pregiudicare i risultati dell’indagine ufficiale. I tentativi di accusare le autorità egiziane, in assenza di prove, sono controproducenti”.