Giulio Regeni, il ricercatore friulano morto in Egitto giovedì scorso, avrebbe perso la vita per un colpo ricevuto al collo. Questo l’esito dell’autopsia realizzata dall’equipe di medici legali che ha riscontrato segni di un violento pestaggio e numerose abrasioni e lesioni, tuttora oggetto di analisi così come il colpo al capo che ha provocato il decesso. Non sarebbero invece emersi segni di abusi o di violenze sessuali subiti dal giovane.

Secondo l’esito dell’autopsia sarebbe quindi stata fatale la frattura di una vertebra cervicale causata da un violento colpo al collo o da una torsione indotta della testa oltre il punto di resistenza. La frattura della colonna cervicale ha avuto come conseguenze la rottura del midollo spinale e una crisi respiratoria che hanno portato il giovane alla morte. Il decesso è arrivato per arresto cardio-circolatorio. Il corpo di Giulio, abbandonato in strada, presenta lesioni su cui saranno necessari altri accertamenti, ma non sono stati trovati segni di bruciature. Il ricercatore sarebbe dunque morto molto lentamente dopo esser stato picchiato e, molto probabilmente, torturato. Il cadavere è stato sottoposto a tac, radiografia e a un esame tossicologico, ma per scoprire l’esito degli esami servirà ancora qualche giorno.

Nel frattempo proseguono le indagini per scoprire il giallo dietro la morte di Regeni. Il procuratore di Giza, Ahmed Nagy, citato dai media di stato, ha dichiarato che il team di investigatori incaricati ha iniziato ad esaminare le ultime telefonate effettuate e ricevute dal giovane, mentre gli inquirenti continuano ad ascoltare gli amici e le persone in contatto con Regeni durante il suo soggiorno al Cairo.

I funerali di Giulio, la cui salma ha fatto ritorno ieri in Italia, saranno celebrati martedì in Friuli. Il pm Sergio Colaiocco ha firmato il nullaosta per la restituzione ai familiari della salma del ricercatore universitario. Lunedì il cadavere del 28enne lascerà l’istituto di Medicina legale La Sapienza e sarà trasferito in Friuli.