Lo applaudivano mentre lui li prendeva a badilate. Il discorso inaugurale del secondo mandato di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica è stato tutto fuorché cerimonioso.

Finalmente, dopo quasi due mesi, per la prima volta qualcuno ha parlato chiaramente di quello che è indispensabile fare. Si è commosso più volte, Napolitano, durante il suo discorso. Era accorato, pungente, deciso, concreto. Dalle sue parole, le parole di un uomo di 87 anni, traspariva la violenta energia di un giovane. Quell’energia che manca in modo preoccupante alle forze politiche.

Non le ha mandate a dire, Napolitano. In 35 minuti il Capo dello Stato ha detto ai partiti, vecchi e nuovi, che la situazione dell’Italia è grave ed è vitale agire, smettendola con le sceneggiate.

“Bisognava offrire al Paese e al mondo una testimonianza di consapevolezza e coesione nazionale, della volontà di dare risposte ai nostri problemi. A questa prova non mi sono sottratto, sapendo che quanto accaduto è il punto d’arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti“.

Parte l’applauso, ma lui continua con le frustate: “Questo applauso non induca ad alcuna autoindulgenza. Non mi riferisco solo ai corresponsabili della corruzione, ma anche ai responsabili di tanti nulla di fatto sulle riforme. E’ stato imperdonabile non cambiare la legge elettorale del 2005, che ha provocato un risultato di difficile governabilità e frustrato i cittadini i quali non hanno potuto scegliere gli eletti. Imperdonabile anche non aver riformato la seconda parte della Costituzione, non essere stati capaci d’infrangere il tabù del bicameralismo perfetto”.

Parlamentari e delegati regionali continuavano ad applaudire. Più forte applaudivano, più forte lui li bastonava. “Se mi troverò di nuovo di fronte a sordità come quelle del passato, non esiterò a trarne le dovute conseguenze di fronte al Paese. Non si può più in nessun campo sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva sulle riforme improrogabili”.

Napolitano (foto by InfoPhoto) ha ricordato che i problemi sono grossi: “Le sfide che abbiamo davanti sono ardue e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori d’impresa e lavoratori che compiono gesti disperati, a giovani che si arrendono, a donne che si rassegnano ad una condizione di subalternità”.

Sempre più deciso: “E’ tempo di passare in sede politica ai fatti. E’ tempo di fare delle scelte conclusive. Volere il cambiamento non porta lontano se non ci si misura con questi problemi, che devono diventare programma del governo che deve nascere e tradursi in atti del Parlamento”.

La conclusione del Presidente della Repubblica è dura come l’inizio: “A 56 giorni dalle elezioni si deve senza indugio procedere alla formazione dell’Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule di cui si chiacchiera. Al presidente non tocca dare mandati vincolati a qualsiasi prescrizione che non sia quella costituzionale: un Governo che abbia la maggioranza in entrambe le camere. La condizione è una sola: fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento appena eletto. Sulla base dei risultati, di cui non si può non prenderne atto, piaccia o no”.

Io farò quello che mi compete. Non andrò oltre. Al massimo farò da fattore coagulante. Tutte le forze politiche si prendano le loro responsabilità. Eserciterò le funzioni che la Costituzione mi attribuisce fino a che la situazione lo richiederà, o almeno fino a che le forze me lo permetteranno”.

E il Presidente non ha mancato nemmeno di accennare a Grillo e alla rete, come potete vedere a questo link.

Qui sotto due filmati con alcuni passi del discorso del Presidente della Repubblica.