La prima reazione di Giuseppe Sala alla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta Piastra dei servizi, relativa a Expo, è stata quella di annunciare le proprie dimissioni, che verranno comunicato in maniera ufficiale al prefetto in mattinata.

I suoi collaboratori però devono aver dissuaso il sindaco di Milano, convincendolo ad autosospendersi dal suo incarico almeno fino a quando non verranno formalizzate e precisato le accuse di falso.

Chi lo conosce da vicino sa che Sala non è uomo da mezze misure, e sin dai primi giorni della sua campagna elettorale il primo cittadino aveva assicurato di essere estraneo alle indagini e di avere sempre agito nella più piena correttezza, affermando di essere disposto a farsi da parte nel caso di un intervento della magistratura.

Ieri il sindaco ha mantenuto la parola: “La mia dignità viene prima”, avrebbe detto ai suoi più stretti collaboratori. Da una parte infatti c’è l’amarezza e lo sconforto per il ritorno di quei sospetti che hanno marcato i due anni dell’inchiesta su Expo: “Dopo tutto quello che ho fatto, dopo tutto quello che ho passato, se devo tornare a quel punto allora lascio, non mi faccio stritolare ancora una volta”.

Sarà la vicesindaco Anna Scavuzzo ad assumere tutte le deleghe straordinarie e ordinarie in precedenza nelle mani del sindaco, ma sono già partiti gli attacchi di una parte dell’opposizione.

L’ex vicesindaco Riccardo De Corato ha infatti cercato di caldeggiare elezioni immediate, legando inestricabilmente la sorte giudiziaria di Expo a quella di Giuseppe Sala, arrivato al posto di sindaco proprio in qualità di manager dell’Esposizione: “La città è allo sbando e non può essere lasciata, con tutto il rispetto, nelle mani del numero due. Chiediamo quindi che si torni al voto il prima possibile”.

Dello stesso parere anche i 5 Stelle, nella persona di Gianluca Corrado che si è focalizzato sulla scelta sbagliata compiuta dal Pd che “candidando l’attuale sindaco, lascia dopo pochi mesi dalle elezioni Milano nel caos, privandola del suo primo cittadino. Ci auguriamo che la maggioranza si dimostri ragionevole, evitando qualsiasi attaccamento alle poltrone per soddisfare gli interessi di pochi amici degli amici. È ora di restituire dignità a Milano: torniamo al voto il prima possibile”.

A sinistra invece prevale la moderazione, e persino Marco Cappato dei Radicali, che avevano ampiamente argomentato le ragioni dell’ineleggibilità di Sala, ha chiesto che si attendano i risultati delle indagini: “Non abbiamo avuto bisogno di aspettare i magistrati per fare le nostre critiche sugli appalti di Expo, non avendo mai fatto confusione tra inchieste e politica, non cominceremo adesso”.