Momenti di tensione all’uscita dal Tribunale di Bergamo tra i legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo in primo grado per la morte della piccola Yara Gambirasio, e i giornalisti presenti. “Alla luce di questa sentenza non sarebbe stato meglio il rito abbreviato?” hanno chiesto un cronista ai due legali che, infastiditi, hanno replicato così: “Lei non conosce il codice. Vada a scuola, vada a studiare“.

Massimo Bossetti condannato all’ergastolo

E’ durata oltre 10 ore la camera di consiglio dei giudici della Corte d’Assise di Bergamo che, alla fine, hanno deciso di accogliere la richiesta del pubblico ministero e dunque di condannare Massimo Bossetti all’ergastolo. I legali hanno spiegato che faranno ricorso e che continuano ad essere convinti dell’innocenza del loro assistito: Bossetti, infatti, non ha mai fatto dietrofront, ha sempre sostenuto la sua totale estraneità ai fatti e ha ribadito più volte di non aver mai visto né conosciuto la povera Yara Gambirasio.

Massimo Bossetti: 45 udienze e indagini complesse

45 udienze, indagini complesse, costose e lunghissime. E poi l’incognita del DNA: era davvero quello di Massimo Bossetti? Il test potrà essere riproposto, così come richiesto dal muratore di Mapello? Bossetti, tra l’altro, si era detto fiducioso, sperava nell’assoluzione che, invece, non è arrivata. “Se non sono stato io, perché devo essere condannato?” si è chiesto, dopo aver udito la lettura della sentenza in aula. “Non è giusto, non ho fatto niente e non sono io il colpevole” ha aggiunto. “Per lui è stata una mazzata grossissima, era affranto” hanno precisato i suoi legali che, al momento, escludono gesti inconsulti da parte del loro assistito.

Massimo Bossetti, verità per Yara Gambirasio

Intanto la famiglia Gambirasio si è chiusa nel suo dolore, affrontando ancora una volta questo difficilissimo processo con grande compostezza. Per conoscere tutta la verità sul caso Yara bisognerà attendere un altro grado di giudizio e l’eventuale ricorso in Cassazione da parte dei legali di Bossetti: secondo i giudici di primo grado, che hanno confermato la tesi del pubblico ministero, ad uccidere Yara Gambirasio sarebbe stato Massimo Bossetti. Ma non si escludono colpi di scena, non si esclude nemmeno che la difesa possa richiedere, di nuovo, il test del DNA. Nessuno, però, in queste ore ha ricordato la vera vittima di questa terribile vicenda: un’anima innocente, una morte ingiusta ed improvvisa, di una ragazza uscita dalla palestra, fatta salire presumibilmente su un furgone, seviziata e morta di stenti in un campo di Chignolo d’Isola.