Gli steward gay di AirFrance si uniscono alla protesta delle loro colleghe donne in merito alle nuove rotte della compagnia in Iran.

Un lavoratore ha infatti lanciato una petizione che va ad aggiungersi alle lamentela delle hostess che asserivano di non voler indossare il velo una volta uscite dall’aereo, pur trovandosi in territorio iraniano.

L’accordo coi sindacati in quel caso ha portato a una forma di obiezione di coscienza tollerata: le dipendenti che rifiuteranno i voli in Iran (con l’obbligo dunque di indossare pantaloni e velo) non verranno demansionate, né verranno presi provvedimenti disciplinari o tagli sullo stipendio.

Più grave però la protesta degli steward omosessuali, partita dalla petizione online partita da un singolo, il cui titolo è piuttosto esplicativo: “Gli steward gay di AirFranca non vogliono volare verso la loro condanna a morte in Iran”.

Laurent M, l’autore della petizione, in una lettera al governo francese e al CEO della compagnia ha così spiegato le proprie ragioni: “Certo, la nostra sessualità non è scritta sui passaporti e non cambia il modo in cui lavoriamo. Ma è inconcepibile costringere qualcuno a recarsi in un Paese dove i propri simili sono condannati per ciò che sono”.

Nella missiva si ricorda infatti come in Iran l’omosessualità sia illegale, venendo punita con pene corporali per i minorenni, mentre gli adulti vanno incontro alla condanna a morte.

Chiaramente non si tratta di una protesta condivisa universalmente, in quanto altre persone che fanno parte del sindacato LGBT della compagnia hanno dichiarato che non si possono avere discriminazioni in base all’orientamento sessuale. D’altro canto l’Iran non è affatto l’unico Paese ad avere simili leggi, essendoci almeno altre 20 destinazioni che condividono questo tipo di normative.

La rotta di AirFrance dovrebbe essere ripristinata a breve dopo la sospensione avvenuta nel 2008: a causare il dietrofront è stata infatti la fine delle sanzioni internazionali dopo l’accordo sul programma nucleare.

Al momento la possibilità di scelta non è stata estesa agli steward, e d’altro canto la protesta ha coinvolto anche il personale non omosessuale, per quanto simili difficoltà si incontrino anche in altri Paesi come l’Arabia Saudita.