Dopo mesi di disservizi improvvisi e interruzioni prolungate nel tempo, Gmail è stato bloccato in Cina. Il servizio di Google per la posta elettronica è da diverse ore irraggiungibile su tutto il territorio cinese: secondo gli attivisti locali, si tratterebbe di una precisa volontà di censura da parte del governo centrale.

A darne notizia è GreatFire.org, un organizzazione in difesa della libertà di parola. Secondo gli esperti, sarebbero state messe in atto delle tecniche di reindirizzamento affinché Gmail non risulti raggiungibile. «Credo che il governo stia cercando di eliminare ulteriormente la presenza di Google in Cina e, addirittura, indebolire i suoi mercati oltreoceano», spiega un attivista rimasto anonimo, sebbene le informazioni emerse sul caso siano al momento lacunose.

Dallo scorso venerdì, gli strumenti di Google sull’operatività dei suoi servizi mostrano un deciso calo delle ricerche sul territorio cinese, a cui non corrispondono però questioni di natura tecnica. Un fatto che suggerirebbe un blocco dall’alto, anche alla luce della piena funzionalità della posta elettronica negli altri stati asiatici, così come confermato da Singapore.

Gran parte delle funzionalità legate a Google ha subito pesanti interruzioni sin dallo scorso giugno, sebbene protocolli come IMAP, SMTP e POP3 continuassero a lavorare normalmente, permettendo così agli utenti di raggiungere la casella di posta con il proprio software preferito. Con il blocco di questo weekend, anche queste vie d’accesso sono state chiuse, rendendo di fatto inesistente Gmail su tutto il territorio. Da Pechino, tuttavia, viene negato ogni coinvolgimento: «La Cina ha costantemente dimostrato un’attitudine di supporto per gli investitori esteri che vogliono condurre affari qui», ha spiegato una portavoce del Ministero degli Esteri, «forniremo, come sempre, un ambiente aperto e trasparente per le aziende straniere in Cina».

Non è però la prima volta che il governo cinese blocca prodotti esteri sul proprio territorio, considerato come la rete Internet non sia libera, ma filtrata da contenuti considerati non affini alla propaganda del paese. Qualche settimana da, ad esempio, anche iCloud di Apple ha subito dei rendirizzamenti sospetti, tesi forse a raccogliere informazioni sensibili dei navigatori, così come la stessa GreatFire.org ricorda. Non a caso, si starebbero moltiplicando a vista d’occhio le connessioni e gli accessi via VPN, così da eludere i controlli delle autorità.

Fonte: Reuters

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