Ieri sera la Turchia è stata protagonista di un colpo di stato da parte dell’esercito turco. Il Presidente in carica Erdogan è dovuto scappare con un volo provato e si è messo in contatto con la televisione turca, la CNN nazionale, attraverso FaceTime poiché Internet e i Social Network erano stati, momentaneamente, disattivati.

Il colpo di stato è andato avanti tutta la notte ma alla fine il golpe è fallito. Alle due del mattino è stata diramata la comunicazione ufficiale che i il golpe è stato sventato e che più di 50 soldati che hanno tentato il colpo di stato sono stati arrestati dalle forze dell’intelligence turca (Mit).

Il protagonista e fautore del golpe è stato identificato come l’ufficiale Muharrem Kose, almeno secondo quanto riporta l’agenzia turca Anadolu. La Tv di stato ha confermato la fine del golpe e anche l’arresto dei militari che hanno iniziano il colpo di stato, andato avanti per più di 4 ore.

Secondo i dati ufficiali, il golpe è stata una carneficina con 161 i morti tra i civili e le forze governative, 104 i morti golpisti, 1.140 i feriti e 2.839 i militari arrestati. I numeri, fino a questo momento, sono questi anche se direttamente il governo turco ha fatto sapere che però non sono numeri definitivi e che con tutta probabilità il dato è destinato ad aumentare.

Erdogan ha invitato la popolazione a continuare la “lotta” e a presidiare le strade e ha commentato: “Dobbiamo continuare a mantenere il controllo delle strade anche stasera, non importa a quale costo, perché un tentativo di riacutizzazione potrebbe accadere in qualsiasi momento”.

Il golpe è fallito, la Turchia, come la conosciamo noi, ha vinto ma cosa c’è dietro questo attacco da parte dei militari? Come sarebbe potuto cambiare il paese? Resta ancora da capire il movente di questa scelta da parte dell’esercito che avrebbe potuto aprire, se già non lo ha fatto, una vera e propria guerra civile.