Oggi Google dedica uno dei suoi caratteristici Doodle alla figura di Anna Freud, nota psicoanalista figlia di Sigmund Freud, ovvero colui che a partire dalla fine dell’Ottocento ha completamente rivoluzionato lo studio della psiche e ha proposto nuove e innovative terapie per i disturbi mentali.

Anna, nata il 3 dicembre del 1895 (si celebra quindi il 119° anniversario dalla sua nascita) ha proseguito le ricerche del padre, in un certo modo sistematizzandole, ed è conosciuta principalmente per due branche della psicoanalisi: l’applicazione del “metodo” ai pazienti in età prepuberale e la “psicologia dell’Io”, incentrata sui meccanismi di difesa messi in moto dall’Io.

Per quanto riguarda il primo aspetto la donna si scontrò tenacemente con la rivale Melanie Klein: motivo del contendere fu proprio la questione della psicoanalisi infantile, giudicata dalla Freud inattuabile perché a quell’età non è possibile avvenga il transfert, ovvero la proiezione emotiva e intellettuale del paziente sulla figura dell’analista.

La psicologia dell’Io invece venne duramente criticata da un altro studioso, Jacques Lacan, che avrebbe avuto grande fortuna e avrebbe fondato una propria scuola, influente ancora ai giorni nostri. Rispetto alla Freud, che tendeva a concentrarsi fortemente sull’Io e i suoi processi, ritenendoli prioritari e dominanti rispetto all’Es, Lacan sottolineava che la grande rivoluzione della psicoanalisi consisteva proprio nell’adozione del linguaggio dell’inconscio, profondo e sfuggente, di cui l’Io non sarebbe stato altro che un segno, un sintomo.

La Freud infine ha teorizzato tutta una serie di meccanismi di protezione attuati dall’Io che sono divenuti parte del linguaggio comune, elementi già intuiti dal padre ma mai sistematizzati esplicitamente come ha fatto la figlia: è grazie a lui dunque se si usano con un certo significato termini quali regressione, identificazione, sublimazione e negazione.