Il giorno dopo lo scandalo delle barricate contro i profughi nel paese di Gorino, in provincia di Ferrara, parlano i protagonisti dell’insurrezione che si sono opposti al provvedimento del prefetto Michele Tortora, il quale aveva chiesto di requisire un ostello per ospitare il gruppo delle dodici migranti.

La mediazione cercata da istituzioni e carabinieri non è arrivata, e i manifestanti che hanno bloccato la strada hanno vinto una battaglia, che sta provocando innumerevoli polemiche in tutta Italia.

Gli abitanti si difendono, e ai microfoni dei cronisti dichiarano di non essere razzisti, e di avere organizzato “una protesta contro lo Stato, una dittatura nella quale un giorno potrebbero venire ad espropriare le seconde case di proprietà solo perché vuote”: la soluzione da adottare sarebbe da ricondurre all’ormai noto slogan “aiutiamoli a casa loro”.

A provocare la protesta ci sarebbe anche la requisizione di un luogo importante come l’ostello, fondamentale per completare la ricettività turistica dei paesi di Gorino, frazione della più grande Goro. Tra i manifestanti c’è anche chi critica la scelta di inviare dodici donne, tra cui alcune incinte, in un luogo in cui il medico è presente per un’ora al giorno e un’eventuale gravidanza avrebbe potuto costituire un problema.

Naturalmente sul fuoco della polemica sta soffiando la politica locale. Il consigliere regionale della Lega Nord Alan Fabbri ha infatti dichiarato che “i cittadini di Gorino sono i nuovi eroi della Resistenza contro la dittatura dell’accoglienza. Eroi che hanno passato la notte in trincea per difendere il proprio territorio e la democrazia dai nuovi despoti”.

Anche il consigliere comunale Paolo Spath di Fratelli d’Italia ha parlato di “razzismo al contrario, un tentativo di sostituire gli italiani con gli immigrati”, ritenendo poi di dover denunciare anche l’ingiustizia cui sarebbero state sottoposte le 12 migranti: “Sono anche loro state vittime di un sistema di gestione dell’immigrazione sbagliato, inadeguato, forzato, travestito di falsa solidarietà”.

Il sindaco di Goro Diego Viviani, però, ha definito le gesta di ieri come “una reazione a caldo”, mentre l’obiettivo dei prossimi tempi sarà quello di “dimostrare di essere altro da quello che siamo stati dipinti un po’ troppo frettolosamente e forse anche in maniera un po’ cattiva.”