La giornata di mercoledì, oltre a mostrare la vittoria del Governo guidato da Enrico Letta, ha sancito anche la prima, vera, sconfitta politica di Silvio Berlusconi da diverso tempo a questa parte. La sua retromarcia e l’allineamento di molti dei suoi ministri a sostegno dell’Esecutivo sono un chiaro segnale che, forse, qualcosa è cambiato. Il PdL è un partito diviso, visto che 25 dei suoi esponenti sono pronti a formare un nuovo gruppo politico assieme al Cavaliere.

Una giornata di giubilo o di pianto, dipende da chi la analizza. Di giubilo per tutti coloro che credevano e credono fermamente nel Governo di Enrico Letta, di pianto per tutti i sostenitori di Silvio Berlusconi, per la prima volta costretto a ripiegare e a cedere per dare fiducia ad un governo scaricato solo cinque giorni fa. La decisione imposta da Angelino Alfano è, di fatto, una vera rivoluzione politica che rafforza il governo, come ammesso anche da Enrico Letta, che ha parlato di “maggioranza politica” più salda ora.

I numeri. La fiducia al Senato è arrivata con 235 sì e 70 no, alla Camera con 435 sì e 162 no: “Ora basta con i ricatti, tanto si è dimostrato che il governo non casca – le prime parole di Letta – l’Italia corre un rischio fatale, dipende da noi sventarlo e senza baratti: la vita del governo va distinta dalla vicenda giudiziaria di Berlusconi”. Domani tutti in piazza a sostengo del Cavaliere per la manifestazione anti-decadenza: anche se ormai il dado sembra decisamente tratto.