Secondo giorno di campagna elettorale, anche se nessuno lo dice direttamente. Il presidente della Repubblica effettua le consultazioni, anche se non lo dice. I principali esponenti dei partiti se le danno di santa ragione, verbalmente, alla Camera; questo lo dicono chiaramente. Durante la discussione finale sul decreto dei tagli ai costi della politica regionale (poi approvato con l’astensione del Pdl, come ieri) Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano non se la sono mandata a dire. Sulla decisione del Pdl, tornato di proprietà di Berlusconi, di uscire in modo morbido dalla maggioranza che sostiene il Governo Monti, il segretario del Pd ha dichiarato, senza mezzi termini: “Ci avete raccontato in questi anni che la crisi era psicologica, che stavamo meglio degli altri. Siete stati degli irresponsabili. Da lì derivano tagli, manovre e tasse. L’Imu non è la tassa di Monti, ma è la tassa di Berlusconi e Tremonti”.

In tono la replica del segretario del Pdl, Angelino Alfano: “Noi abbiamo agevolato, acconsentito, voluto la nascita di questo governo, nella speranza che le cose andassero meglio. Ma noi oggi consideriamo conclusa l’esperienza di questo Governo. Nulla del nostro giudizio ha a che fare con la rispettabilità della persona di Monti. Bersani e Casini hanno abusato della parola irresponsabili, ma noi non ci faremo attaccare addosso la lettera scarlatta della “i”, perché noi non siamo stati e non siamo degli irresponsabili. Semplicemente non crediamo che responsabilità faccia rima con cecità”.

Ecco, il senso della giornata è tutto qui. Il decreto in discussione? Irrilevante. Non era un dibattito parlamentare, ma un comizio molto allargato.