Crisi di Governo? C’è e non c’è. Il principale partito della maggioranza è uscito dalla maggioranza, ma nessuno ha revocato la fiducia all’esecutivo. Il presidente della Repubblica convoca i rappresentanti parlamentari del Pdl e i presidenti delle camere, ma il presidente del Consiglio si trova alla Scala per assistere al Lohengrin. Sabato 8 dicembre anche Mario Monti è atteso al Quirinale, ma non sembra che ci vada per rassegnare le dimissioni. Anche perché Napolitano si è affrettato a far sapere che non c’è motivo di allarme, per ora. In una nota diffusa dopo gli incontri di oggi, il capo dello Stato ha puntualizzato che i delegati del Pdl “Hanno espresso il fermo intendimento di contribuire a un’ordinata conclusione della legislatura, anche in vista di adempimenti inderogabili relativi al bilancio dello Stato, riservandosi di decidere l’atteggiamento da tenere in Parlamento su ogni altro provvedimento già all’esame delle Camere”.

In parole povere, Silvio Berlusconi non abbatterà il Governo prima della legge di stabilità, altrimenti dall’estero ci chiudono la Borsa, ci sequestrano il Colosseo e ci daranno un piattino. Ma dopo, ogni giorno sarà buono.

Il nodo è ancora sulla data delle elezioni. L’accorpamento con le regionali (ed eventualmente le comunali di Roma), voluto dal Pdl ma osteggiato dal Pd, diventa sempre più difficile, dal momento in cui il Tar ha deciso che le regionali del Lazio si dovranno tenere il 3 e 4 febbraio. E qui il Cavaliere potrebbe decidere di fare sul serio. L’unica soluzione sarebbe un intervento legislativo, che non può essere un decreto, mal visto da Napolitano. L’unica certezza è la confusione.