L’Italia è allo sbando, anche se il presidente uscente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assicura che “non siamo un Paese malato”. C’è chi paventa la fine della Grecia, ridotta al lumicino, chi si fa forte delle profezie di inizio millennio sull’effetto Argentina, che sarebbe arrivato anche da noi ma che non saremmo stati in grado rimboccarci le maniche come i cugini sudamericani, ormai abituati troppo bene, con la puzza sotto il naso, choosy come ha detto l’ex ministro Elsa Fornero.

E di profezie se ne intende Piero Fassino, attuale sindaco di Torino, in quota al Pd, che nel 2009 invitò, con toni tra il sornione e il beffardo, l’allora nascente mito populista Beppe Grillo, a fondare un partito, sicuro che non l’avrebbe seguito nessuno. Quattro anni dopo, un’orda di sbarbati grillini, 109 per la precisione, invaderà la Camera e, quelli un po’ più adulti, 54, il Senato. Con loro, il Pd dovrà scendere a patti perché se è vero che ha la maggioranza a Montecitorio, con 345 seggi, ne bastavano 316; a Palazzo Madama, Bersani e soci ne hanno conquistati solo 123, mentre ne erano necessari 158, contro i 117 del Pdl.

Nonostante le parole rassicuranti di Napolitano, l’Italia è ingovernabile. Com’è potuto accadere tutto questo? Semplice: il leader di una parte gioca a smacchiare giaguari, quello della parte avversaria promette di restituire soldi che non ha, mentre racconta barzellette e si trastulla con giovani donzelle, la gente va in piazza a vedere lo show del terzo contendente. Almeno si fa due risate ed è gratis.

La classe politica già minata nella sua credibilità, si è seduta nei salotti ad ascoltare la propria voce rutilante, senza tenere conto della sofferenza sociale, chiusa nella certezza arrogante della vittoria. Perché il Pd, invece di candidare Bersani, un “morto che parla”, secondo il Beppe nazionale, come dimenticare le foto in maniche di camicia in bianco e nero?, che, per sua stessa ammissione, non sa fare dichiarazioni propagandistiche, il partito non ha mandato in prima linea Dario Franceschini o Debora Serracchiani, che bucano il video?

Intanto, infuria la polemica, mista a preoccupazione, per l’avvento dei grillini sugli scranni del governo. Sono troppo giovani, alla Camera non arrivano ai 40 anni, al Senato l’età media oscilla tra i 40 e i 50 anni; non sono preparati, le professioni sono trasversali, dalla casalinga all’imprenditore, dall’operaio allo studente. Ricordo che Mara Carfagna, Pdl, faceva la valletta prima di diventare ministro e Matteo Renzi, Pd, ha denunciato la vetustà dei nostri politici con la sua campagna dei Rottamatori.

Il Governo non è, ancora, stato formato, il mandato del presidente della Repubblica sta per scadere, e Beppe Grillo, un comico, offre la carica a Dario Fo, un giullare, con tutto il rispetto parlando, che declina per motivi d’età; già 2 procure stanno indagando su Silvio Berlusconi: da Napoli arriva l’ipotesi di reato di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, per vicende risalenti al 2006; a Reggio Emilia è stato aperto un fascicolo dopo la denuncia di una cittadina in relazione alle lettere spedite da Silvio Berlusconi con la promessa del rimborso dell’Imu 2012. Poi, ci offendiamo se all’estero ci danno dei buffoni. Eravamo più seri ai tempi di spaghetti, piazza, mafia, mandolino.

Nemmeno il Papa vuole più avere a che fare con l’Italia. E’ vero che lo Stato del Vaticano è una piccola isola a sé stante, però sta pur sempre nel cuore di Roma e il Pontefice, volente o nolente, deve trattare con i politici italiani. Oggi l’ultimo tweet, i saluti ai collaboratori più stretti e via, verso Castelgandolfo, per poi ritirarsi “nascosto al mondo”. Una vignetta, molto divertente, ritrae Ratzinger mentre sgomma su una vespa carica di bagagli, lasciandosi alle spalle la basilica di San Pietro. Che lo Spirito Santo gli avesse sussurrato qualche anticipazione all’orecchio?

Parafrasando una celebre frase di Woddy Allen, “Dio è morto, Marx è morto e io mi sento poco bene”, il Papa non c’è, il Governo non c’è è anche il capo della Polizia si sente poco bene. Infatti, Antonio Manganelli, pochi giorni fa è stato sottoposto a un intervento in seguito a un’emorragia, per rimuovere un ematoma cerebrale. E’ un’ecatombe.

Con la corte dei miracoli che si appresta a sedere sui banchi di governo, una risata ci seppellirà o ci salverà la vita?

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