Tenere i conti pubblici in ordine, abbassare le tasse, valorizzare la nostra economia, migliorare lo stato sociale e riformare profondamente la politica e le istituzioni, intervenire con decisione per cambiare le regole dell’Unione europea.

E’ un programma ambizioso quello che Enrico Letta ha presentato oggi alla Camera, durante il discorso programmatico del Governo. Il presidente del Consiglio ha usato parole molto chiare per far capire che la situazione dell’Italia è drammatica; possiamo uscire da questa grave crisi solo se la classe politica agirà presto, profondamente e in modo efficace. Se non riesce a farlo, l’Italia morirà. Letta ha dato al Parlamento 18 mesi di tempo per vedere riforme importanti realizzate. “Se veti e incertezze su riforme dovessero minacciare d’impantanare tutto un’altra volta, non avrò esitazioni a trarne le conseguenze”. Cioè darà le dimissioni.

Uno sguardo ai passi principali del discorso. “Di solo risanamento l’Italia muore. Le politiche della ripresa non possono più attendere; semplicemente non c’è più tempo”. E un accenno alla sparatoria di ieri durante il giuramento dei ministri: “Il disagio può tramutarsi in rabbia e conflitto”. I deputati si sono alzati in piedi per un applauso ai due carabinieri feriti.

Sulle tasse, Letta (foto by InfoPhoto) ha detto che occorre ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro, “in particolare su quello stabile e sui giovani neoassunti”. Ha poi espressamente dichiarato che bisogna “superare l’attuale sistema di tasse sulla casa, cominciando con lo stop dei pagamenti di giugno”. Quindi sembra che per ora la tanto odiata Imu stia per essere cancellata, o perlomeno sospesa, in attesa di trovare una “riforma complessiva”.

Il primo ministro ha inoltre parlato di “pagamento di parte dei debiti della pubblica amministrazione e rinuncia all’aumento dell’Iva, e allentamento del patto di stabilità degli enti locali”.

Dopo aver parlato a lungo di sostegno alle imprese e al Made in Italy in generale, Letta si è soffermato sulle riforme della politica. “Dobbiamo recuperare decenza, sobrietà e scrupolo. Ognuno deve fare la sua parte”. E qui ha annunciato che il primo atto del Governo sarà l’eliminazione “con atto d’urgenza” dello stipendio ai ministri parlamentari che viene aggiunto all’indennità da deputato o senatore.

“Con 11,5 milioni di cittadini non votanti alle ultime elezioni, l’astensione è il primo partito italiano. O lo capiamo, o la politica scompare. Quindi la riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità“. Ha parlato del problema dei rimborsi elettorali e d’introdurre sistemi di controllo e sanzione anche sulle regioni.

Altre riforme fondamentali: “Abolire definitivamente le province, ridurre i costi di funzionamento dello stato, chiudere rapidamente la partita del federalismo fiscale, riformare la forma di Governo e considerare scelte coraggiose”.

E poi: “Dobbiamo assumere l’impegno solenne che quella di febbraio sia stata l’ultima elezione con la legge elettorale vigente. Non possiamo più accettare l’idea di parlamentari imposti, senza che i cittadini possano dire la loro”.

E l’Europa: “Il nostro porto d’arrivo sono gli Stati Uniti d’Europa. Di fronte a giganti come Russia, Cina e Brasile, solo uniti i paesi europei possono avere la massa critica per competere ad armi pari”.

Il presidente del Consiglio ha anche dichiarato che “Dovremo lavorare per consentire ai nostri due fucilieri di Marina un rapido rientro in Italia“.

La Camera voterà sulla fiducia al Governo in serata. Letta ha già cosegnato al Senato il testo del discorso. I senatori si riuniranno domani mattina alle 9 per la discussione e il voto. A questo link il testo completo del discorso di Enrico Letta.