Ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta aveva espresso chiaramente il suo pensiero su un eventuale ritorno alle urne: “Tornare al voto con la legge attuale non garantirebbe quasi certamente una maggioranza – ha detto rispondendo alla stampa estera -. Il giudizio lo darà la storia, dopo. Però mi sento di dire una cosa, so che è difficile da spiegare perché la legge elettorale è talmente complicata…Ma sono abbastanza sicuro di un fatto: nuove elezioni con questa stessa legge elettorale finiscono per ridare una situazione che non consente maggioranze larghe”.

Sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi la giunta per le elezioni del Senato voterà il 9 luglio dopo un ricorso presentato dal M5S ma secondo Letta “il governo non c’entra nulla con l’ineleggibilità di Berlusconi, perché è un tema che non deve riguardare il cammino dell’esecutivo”. Il Cav non ha preso bene le parole del premier (foto by InfoPhoto): ”D’ora in avanti non concediamo più nulla, si battaglia su ogni cosa” ha detto ieri sera a Palazzo Grazioli. Un voto che darà l’idea sull’aria che tira nel Pd in vista di quello (eventuale) sulla decadenza da senatore del leader del Pdl. In caso di condanna in Cassazione, infatti, l’aula di Palazzo Madama dovrà ratificare la decadenza di Berlusconi.

Il Cavaliere, che difficilmente otterrà un voto favorevole da parte dei democratici, dovrà decidere se staccare la spina al governo Letta motivo per cui vorrebbe andare a modificare al più presto la legge elettorale. Il rischio è quello di veder formarsi una nuova maggioranza con Pd e Movimento 5 stelle. Lì potrebbe giocarsi il tutto per tutto: lo scoglio è soprattutto interno al Pdl perchè non tutti i parlamentari vorrebbero ‘mollare’ l’esecutivo in caso di condanna del Cav. Nonostante l’invito di Gasparri, che propone dimissioni in massa dal Parlamento in caso di giudizio negativo della Consulta.