La candidatura di Silvio Berlusconi a presidente della Convenzione per le riforme fa tremare la maggioranza di governo. E il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, non ci sta: “Non possiamo farlo diventare un padre costituente”.

Il Cavaliere punta ad avere un ruolo importante, ma questo fa emergere nuove divisioni anche all’interno dello stesso Pd. Berlusconi parla a voce alta e con il petto in fuori, forte del suo ruolo e per aver “fatto per 15 anni il presidente del Consiglio”. E non intende far saltare la maggioranza: “Voglio solo che ammettano che spetta al Pdl”, ha spiegato in privato. Intanto ha fatto emergere nuove divisioni del Pd. Martedì il Parlamento voterà, Berlusconi punta a ottenere la presidenza di Giustizia e Comunicazioni. Questo potrebbe essere il terreno di scambio con la Convenzione per le riforme.

Due le posizioni contrastanti in modo deciso. Prima ci ha pensato il eministro all’Economia, Stefano Fassina: “Dobbiamo trovare una figura in grado di dare garanzie a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento e temo che il senatore Berlusconi non sia fra questi”, le sue parole. Gli fa eco Matteo Renzi: “E’ inaudito farlo padre della costituente – le sue parole - non capisco perché dobbiamo dargli il compito di scrivere la Costituzione per i prossimi cinquant’anni”. Ma Renzi ne ha per tutti, anche per il Partito Democratico: “Dopo il fallimento del Governo Berlusconi, ci dobbiamo domandare perché la sinistra non ha vinto. La sinistra ha sbagliato tutta la campagna elettorale. Serviva il Pd non Renzi, ma il Pd è sparito. Grillo aveva 800mila persone in piazza, e il Pd era in teatro con il cartello ‘lo smacchiamo’”.