Il governo Renzi si è limitato ieri ad illustrare le linee guida sul disegno di legge sulla scuola che si intende presentare. In questi giorni i ministri potranno fare delle proposte ed il prossimo martedì si arriverà al ddl da presentare in parlamento. Sul tema il presidente del Consiglio ha precisato che “non c’è alcun rischio che slittino le assunzioni” nella scuola, perché ci sono le coperture sia per quest’anno – un miliardo – sia a regime – 3 miliardi nel 2016.

E’ abbastanza sorprendente: se facciamo da soli siamo ‘dittatorelli’, se facciamo i decreti siamo antidemocratici, se facciamo i ddl non siamo abbastanza spediti, siamo in ritardo. Si tratta di un dialogo surreale. Diamoci pace e troviamo una via di mezzo“. Sul tema della scuola il governo Reni non fa “nessun passo indietro: stiamo semplicemente mostrando di essere i più trasparenti e pronti al confronto possibile“. “Ci sono le condizioni perché il Parlamento possa legiferare“, “senza la necessità di strumenti di urgenza“. E conclude “il confronto sia sereno“, tenendo presente che “l’ostruzionismo” bloccherebbe le assunzioni.

Su questo tema il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è più rassicurante, perché dice che sull’assunzione di nuovi insegnanti “rispetteremo tutti gli impegni più volte elencati“, e fa capire che sul tema della scuola “il Parlamento deve essere coinvolto“, ma “ci sono naturalmente anche necessità urgenti come mettere la scuola in grado di funzionare dal primo settembre con le nuove regole che noi proponiamo. Tocca al Parlamento fare bene, contribuendo anche con idee, con emendamenti, come si fa con tutti i ddl e dl, e farlo molto rapidamente“.

Nel suo intervento a Uno Mattina, il ministro ha spiegato anche che le assunzioni dipenderanno dal “fabbisogno della scuola. Non pensiamo a un pacchetto che mettiamo dentro così come è. Abbiamo detto quali sono i fabbisogni e quali discipline verranno potenziate, come musica, arte, lingue, alternanza scuola-lavoro. I nostri insegnanti devono corrispondere a queste competenze, sia i neo assunti e sia i futuri concorsi“. Per capire quale sia il fabbisogno, ci sarà bisogno di “un periodo per mandare a regime una riforma complessa, che solo per un periodo molto limitato potrà avere qualche supplenza annuale. Ma è veramente l’ultimo periodo in cui si ricorre a questo strumento“. Nel breve periodo, il governo intende intervenire nella scuola con una somma limitata – 20 milioni di euro – per effettuare “il controllo di tutti i controsoffitti” degli edifici scolastici, “che sono il punto gracile di scuole molto spesso costruite tra gli anni ’60 e ’70, con criteri meno sicuri di come si dovrebbe. E’ un punto che richiederà qualche mese, ma vale la pena affrontare anche questa fatica“.

Tra i provvedimenti c’è anche la possibilità di destinare il 5 per mille alla scuola, un bonus fiscale per chi fa investimenti in progetti legati alla scuola, e la detrazione per chi frequenta scuole paritarie. Ieri è passato anche un piano sulla banda ultralarga e la crescita digitale con risorse pubbliche di 6 miliardi – spalmati tra il 2015 ed il 2020. Sul tema si è così espresso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio: “per la prima volta l’Italia si dota di un piano che mette insieme diversi ministeri, diverse fonti di finanziamento, fondi propri di Regioni, dei privati: un mix e un tentativo di mettere a unità una serie di competenze e risorse in un quadro strategico che permetta questo paese finalmente di fare la sua rivoluzione digitale, e raggiungere gli obiettivi dell’agenda europea“. Tra le misure si prevedono delle convergenze di prezzo tra i collegamenti in fibra ottica e quelli in rame grazie a sovvenzioni statali.