Samira Lupidi è stata condannata al carcere a vita, con un minimo di 24 anni di pena senza sconti, dopo essere stata trovata colpevole dell’omicidio delle due figlie da una giuria della Corte di Bradford, in Gran Bretagna.

Lo scorso 17 novembre la donna, italiana ma da anni residente in Inghilterra, aveva infatti ucciso con nove coltellate ciascuna Jasmine, di 17 mesi, ed Evelyn, di 3 anni, le due bambine avute dal compagno Carl Weaver. La coppia si era conosciuta in Italia, dove l’inglese aveva trovato lavora e dopo che Samira era rimasta incinta e Weaver si era trovato all’improvviso senza impiego avevano deciso di partire per la patria di questi.

La Lupidi, che durante il dibattimento si è espressa in un inglese stentato, dovendo ricorrere a un interprete, ha spiegato come si trovasse in una casa famiglia perché la polizia aveva ritenuto necessario trasferirla dall’abitazione in cui conviveva col compagno a causa delle percosse che la donna aveva denunciato di aver subito.

Sarebbe stato un raptus di follia a causare il comportamento violenta dell’italiana, la quale ha ucciso le due bambine il giorno dopo il trasferimento, con la convinzione che l’uomo sarebbe tornato per portargliele via. Dalle testimonianze dei presenti durante gli istanti del delitto Samira sarebbe uscita dalla stanza delle bambine urlando “se non le posso avere io, non le avrà neanche lui”.

Il giudice ha però determinato che il movente principale dietro l’insano gesto sarebbe stata il desiderio di vendetta, con l’obiettivo di vedere soffrire Weaver: proprio per questo motivazione non è stata riconosciuta alcuna attenuante alla donna, condannata per il reato di omicidio volontario.

Samira ha raccontato di essere sopravvissuta a un tentativo di omicidio – insieme ai due fratelli – da parte della madre alcolizzata. Impossibile determinare la verità, così come forti dubbi permangono sulla presunta violenza domestica di cui la donna sarebbe stata oggetto.