Alto quattro metri e lungo un chilometro, il muro che dovrebbe dividere le due parti della strada principale del porto di Calais dovrebbe essere presto costruito dalla Gran Bretagna.

Lo ha annunciato il ministro per l’immigrazione Robert Goodwill, il quale ha specificato che sarà il governo di Londra a coprire tutti i costi dell’operazione, che dovrebbe terminare entro la fine dell’anno.

La barriera sarà costituita di cemento armato e correrà intorno all’autostrada che conduce all’imbarco dei traghetti che conducono a Dover nonché al tunnel per i treni che attraversano la Manica.

Dall’altro lato della barricata gli occupanti della cosiddetta Giungla, il campo che sorge in territorio francese nel quale hanno trovato rifugio tutti i migranti che stanno tentando inutilmente di sbarcare nel Regno Unito.

L’annuncio è chiaramente suscitato molte polemiche, a partire dalle associazioni di autotrasportatori, che hanno fatto notare come si tratti di un intervento inutile e oneroso, visto che dal loro punto di vista gli immigrati potranno provare a introdursi nei veicoli che si dirigono in Inghilterra prima di arrivare al muro.

Quei soldi sarebbero spesi meglio se investiti nel rafforzamento della sicurezza nelle strade che portano a Calais“, ha affermato Kate Gibbs, direttrice della Road Haulage Association.

La questione è influenzata anche dalla recente vittoria del Brexit, dato che il confine britannico è attualmente posizionato in territorio francese per agevolare il traffico dei traghetti e quello dei treni.

La Francia ha infatti minacciato come ritorsione (sia per il Brexit che per la formazione della Giungla) di spostare la frontiera direttamente in Gran Bretagna, e proprio questa eventualità avrebbe spinto il governo britannico a offrire il proprio aiuto con l’edificazione del muro, un’operazione da 2 milioni e mezzo di euro, e fornendo assistenza di vario tipo.

Nel frattempo in pochi sembrano preoccuparsi delle condizioni di vita dei migranti che vivono nel campo improvvisato ben al di sotto degli standard accettati in un Paese civile.