Oggi è il giorno in cui si decide buona parte del futuro prossimo della Grecia e, di riflesso, dell’Unione Europea. Si sono aperte alle 7 del mattino ora locale, e si chiuderanno alle 19, le urne alle quali è chiamato il popolo ellenico per esprimere la sua volontà nel referendum voluto dal premier Alexis Tsipras, in merito al piano proposto dai creditori in cambio di nuovi aiuti per salvare il paese dal default. Questo il quesito che attende una risposta: “Deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione europea, Bce e Fmi nell’Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato <Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltre> ed il secondo <Analisi preliminare per la sostenibilità del debito>“. I cittadini con diritto di voto sono circa 9,8 milioni, anche se per considerare valido il referendum basterà che partecipi alla consultazione il 40% di loro; non ci saranno i nostri tanto amati exit poll e per le prime proiezioni bisognerà attendere almeno le ore 21.

Tra i primi a votare, attorno alle 7,45, c’è stato Kostas Karamanlis, ex primo ministro greco, schieratosi apertamente sul fronte del sì. Alexis Tsipras è giunto alle ore 9,30, salutato da una comprensibilmente robusta folla di giornalisti e semplici astanti. Dopo aver votato, il premier ha parlato di “grande giorno per la democrazia, un giorno di festa, perché la decisione di un governo si può ignorare, ma non quella di un popolo. Stiamo aprendo la strada a tutti i popoli d’Europa, la democrazia sconfiggerà la paura“.

Oltre che di un giorno decisivo per la Grecia – le ultime stime del Fondo Monetario parlano di almeno altri 50 miliardi di euro da erogare nelle casse di Atene, per mantenere a galla un debito ormai gigantesco – e per l’Europa, sia dal punto di vista economico che geopolitico, questo referendum è di fatto una specie di consultazione sull’operato del governo Tsipras. In caso di vittoria del “sì”, il premier ha già annunciato le proprie dimissioni. Secondo i sondaggi condotti negli ultimi giorni prima del referendum, la Grecia è divisa sull’argomento e ci si aspetta che il referendum sia deciso da poche decine di migliaia di voti.