La Grecia di Alexis Tsipras e i ministri e capi di stato dell’Eurogruppo sarebbero arrivati a un accordo in seguito a una lunghissima riunione iniziata nel tardo pomeriggio di domenica 12 luglio e conclusasi solo da poco.

A confermare la notizia è stato prima il premier del Belgio, Charles Michel, e poi il presidente stesso dell’Unione Europea, Donald Tusk, attraverso un tweet: “L’EuroSummit ha raggiunto un accordo unanime. Tutto pronto per il programma del Meccanismo europeo di stabilità per la Grecia, con serie riforme e supporto finanziario”.

È stata quindi disinnescata la bomba rappresentata dalla possibile uscita della Grecia (anche temporanea, come si era detto prima dell’accordo) dall’Unione Europea e dall’Euro: “Il Grexit non ci sarà e il pacchetto di aiuti da 35 miliardi alla Grecia è stato accettato dall’Eurogruppo. Non penso si tratti di un accordo umiliante per il popolo greci, e non credo che altri europei potranno lamentarsi, è un accordo europeo normale”, ha dichiarato Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione UE.

Il terzo intervento di prestito ad Atene oscillerà tra gli 82 e gli 86 miliardi di euro, tra cui solo 24 destinati al sistema bancario. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha spiegato che verrà creato un “fondo che privatizzerà asset di Stato per realizzare profitti, e servirà ad abbattere il debito e alla ricapitalizzazione delle banche“.

Ma le condizioni che Alexis Tsipras è costretto a proporre al Parlamento greco sono durissime, come hanno osservato molti economisti, tra cui il premio Nobel Paul Krugman. Si parla infatti di riforma delle pensioni, dell’Iva, del codice civile (per velocizzare gli atti giudiziari), di tagli ingenti alla spesa pubblica, privatizzazioni, e del ritorno della Troika ad Atene per sorvegliare il corretto adempimento dei punti dell’accordo. Tutte condizioni da mettere in atto a breve, con il voto del Parlamento previsto entro mercoledì.

Il Guardian ha addirittura definito l’opera di Angela Merkel e degli altri primi ministri dell’Eurogruppo come un waterboarding mentale ai danni di Tsipras, con la minaccia di un collasso del suo Paese nel caso non avesse accettato le riforme richieste. Dal canto suo il premier, nonostante il successo del referendum indetto pochi giorni fa, ha dovuto piegarsi e con un gesto plateale, in segno di scherno e di resa insieme, ha offerto persino la sua giacca ai creditori.