Tra i peggiori effetti della grave crisi economica in cui versa la Grecia ci sarebbe un aumento importante della mortalità infantile.

Ad affermarlo è l’ultimo report di politica monetaria offerto dalla Banca di Grecia, nelle quale vengono stilati alcuni cambiamenti nelle condizioni di vita dei cittadini.

Tra queste l’aumento delle morti di bambini: nel 2008 la percentuale si assestava allo 2,65%, mentre nel 2014 si sarebbe passato al 3,75%, con una significativa crescita del 10% dei decessi infantili sotto l’anno di età.

Contestualmente viene rilevato come anche la salute fisica dei bambini sia stata influenzata in modo negativo dalle ristrettezze imposte dall’austerity: nel trienno 2008-2010 si è assistito a un aumento del 19% delle nascite di neonati sottopeso, ovvero inferiori ai 2 chili e mezzo. Prevedibile anche il riflesso negativo dell’economia sulla natalità, in calo del 22,1%.

Insoddisfacenti anche le condizioni di salute dei cittadini greci adulti: dal 3,3% del 2008 si è passato a un balzo fino al 12,3% del 2013 delle persone affette da depressione. Una crescita impressionante, per la quale non vi sarebbero soluzioni a breve termine, visti i tagli imposti al settore sanitario.

A questo proposito la Banche di Grecia riferisce che un rapporto dell’Ocse del 2012 ha determinato al 21% la quota di popolazione senza copertura sanitaria, con quasi il 17% della popolazione che ha riferito di non poter acquistare tutte le medicine necessarie e sostenere le cure prescritte a causa della ristrettezze economiche.

Sorgono così cliniche gestite da volontari, in precedenza dedicate agli immigrati irregolari e ora a disposizione anche dei cittadini greci.

Nei documenti presentati la Bance Centrale Greca afferma che “è evidente la necessità che le politiche di riforma siano maggiormente mirate al rafforzamento dell’efficienza dei servizi sanitari piuttosto che ad ulteriori tagli alla spesa pubblica. Occorre garantire la piena copertura sanitaria della popolazione, in particolare dei non assicurati e dei gruppi sociali più colpiti dalla crisi economica”.

Una questione che si riflette anche sulle prospettive di crescita del Paese, in quanto “se il livello di salute dei cittadini continuerà a scendere, la spesa sanitaria non potrà che aumentare in futuro, con conseguente calo delle ore di lavoro e della produttività”.