Il Parlamento della Grecia ha passato una delle sue notti più difficili e lunghe, al termine della quale ha approvato le riforme di austerità proposte dall’Unione Europea. Il governo Tsipras ha quindi ottenuto l’ok per scongiurare l’uscita del paese dall’eurozona, ma a duro prezzo.

Il partito di Alexis Tsipras, Syriza, si è infatti spaccato al suo interno e intanto in piazza Syntagma ad Atene sono esplosi violenti scontri, oltre a essere esplose anche delle molotov. Un gruppo di dissidenti, che si ritiene possano essere anarchici, ha lanciato bombe carta e petardi nella piazza di fronte al Parlamento della Grecia, provocando la risposta della polizia con i lacrimogeni. Dopo che sono stati effettuati una cinquantina di arresti, pare però che la situazione sia tornata a essere sotto controllo.

Il Parlamento della Grecia ha così approvato le misure stabilite dall’Euro Summit che si è tenuto domenica scorsa, con 229 voti a favore, 64 contrari e 6 astenuti. Una vittoria soltanto parziale per il premier Alexis Tsipras, visto che il suo partito non l’ha appoggiato in pieno; 34 parlamentari, che rappresentano l’area più radicale di Syriza, hanno infatti votato contro i provvedimenti.

Tsipras ha invece potuto contare sull’appoggio delle opposizioni dei conservatori di Nuova Democrazia, dei socialisti del Pasok e dei centristi del To Potami, un fatto che potrebbe ora portare a nuove coalizioni ed eventualmente a una nuova maggioranza di governo.

Prima del voto, Alexis Tsipras ha parlato al Parlamento, dichiarando: “Mi assumo tutte le mie responsabilità e mi sento orgoglioso. Abbiamo combattuto per il nostro popolo una lotta molto difficile. Siamo riusciti a dare una lezione di dignità a tutto il mondo. Questa lotta un giorno darà i suoi frutti”.

Un discorso che è stato applaudito anche dall’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, che comunque dopo ha votato contro il provvedimento di riforme di austerità concordato con l’Ue.

A questo punto l’uscita dall’euro della Grecia non è comunque ancora del tutto scongiurata: entro il 22 luglio il Parlamento dovrà infatti varare delle altre riforme e inoltre il finanziamento della Grecia con il fondo salvastati europeo dovrà ancora essere approvato da alcune nazioni dell’Ue, a partire dalla Germania.