La situazione in Grecia continua a restare complessa e ancora non ha trovato una risoluzione. Non sono bastate le ultime proposte del presidente dell’Unione Europea Juncker e le controproposte da parte del premier greco Tsipras.

L’Ue ha chiuso ogni spiraglio per le trattative, almeno fino a quando non si conoscerà l’esito del referendum di domenica in Grecia, che a questo punto si preannuncia davvero decisivo per il futuro dell’Eurozona. Il popolo greco sarà chiamato ad accettare o meno la linea di austerità proposta dall’Europa.

A spegnere le ultime possibilità di trattative tra Grecia e Ue è stata Angela Merkel, che ha affermato: “Adesso siamo in attesa del referendum. Prima del referendum nessuna discussione su nuovi aiuti può aver luogo”. La cancelliera tedesca ci tiene comunque a sottolineare che “la porta del negoziato è sempre stata aperta e resta aperta”.

Dello stesso parere anche l’olandese Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell’Eurogruppo che si è riunito ieri in via straordinaria per cercare una risoluzione in extremis alla crisi greca, che alla fine non è arrivata. Alla conclusione dell’incontro, Dijsselbloem ha comunicato attraverso un nota che: “Non ci sono gli elementi per ulteriori negoziati a questo punto. Non ci saranno colloqui nei prossimi giorni su proposte di accordi finanziari. Aspetteremo l’esito del referendum di domenica e prenderemo atto del risultato di quel referendum”.

Intanto Tsipras continua a sostenere il no al referendum di domenica. Il primo ministro della Grecia, parlando alla nazione, ha ricordato che: “Il no è un passo decisivo per l’accordo a cui puntiamo”. Su Twitter, Tsipras ha poi ribadito che: “Il ‘No‘ non è soltanto uno slogan, ma un passo decisivo verso un miglior accordo”.

Di parere differente Matteo Renzi e Barack Obama. Dopo aver parlato telefonicamente, la Casa Bianca ha rilasciato un comunicato in cui si rende noto che i due leader: “hanno convenuto sull’importanza che tutte le parti lavorino per riportare la Grecia su una strada di riforme e finanziamenti che porti alla crescita e la sostenibilità del debito all’interno dell’Eurozona”.