Il futuro è incerto più che mai, ma ad Atene c’è aria di grande festa: la Grecia ha votato per il no al referendum per presentava al popolo ellenico la richiesta dei creditori.

È un “oki” che segnerà di sicuro i prossimi anni di governo di Alexis Tsipras, ma anche e sopratutto le condizioni di vita dei suoi concittadini. Nel frattempo il primo ministro ha già annunciato di volersi presentare ai tavoli dei negoziati con l’intento di ripristinare alla normalità il sistema bancario.

La ristrutturazione del debito della Grecia sarà la priorità dei nuovi incontri, ma non l’uscita dall’Europa, come in tanti (anche pretestuosamente) avevano affermato alla vigilia del voto: a cambiare, probabilmente, sarà solo il peso dello stato greco nelle trattative con i creditori. Il primo effetto immediato, tuttavia, è tutto interno: il leader del partito d’opposizione Nuova Democrazia, Antonio Samaras, si è dimesso in quanto sostenitore del “sì”.

Tsipras ha già contattato telefonicamente il suo omologo francese François Hollande, che oggi ha un appuntamento in vista con Angela Merkel per stabilire la nuova linea di condotta da adottare. Ma saranno giornate frenetiche anche per Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, e per Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea.

Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, non ha nascosto la propria delusione, ma si è detto aperto a nuove prospettive, nel caso siano convincenti: “La proposta bocciata dalla Grecia era quella che è stata condivisa dagli altri 18 Paesi. Ora spetta al governo greco avanzare una proposta che convinca gli altri stati. La promessa di Varoufakis che le banche riapriranno domani e che ci sarà denaro disponibile mi sembra difficile e pericolosa: ho paura che il popolo greco vivrà una situazione sempre più difficile“.

A sorpresa, nonostante una vittoria epocale, il ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha annunciato le proprie dimissioni. Il gesto aiuterebbe Alexis Tsipras a condurre più facilmente nuove trattative, come ha spiegato eloquentemente l’anomalo politico: “Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, mi è stata confidata una certa preferenza di alcuni partecipanti all’Eurogruppo e dei loro partner riguardante una mia ‘assenza’ dai suoi meeting; un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per raggiungere un accordo. Considero mio dovere aiutare Alexis a sfruttare come ritiene giusto il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum. E porterò con orgoglio il disgusto dei creditore.