Greenpeace la chiama Toxic Costa e l’appellativo non è errato se si considerano tutti quei prodotti che devono ancora essere recuperati.

Il problema, infatti, non sarebbe “solo” il carburante, per l’ecosistema dell’Isola, ma anche i vari detergenti, vernici e insetticidi che erano a bordo e che potrebbero risultare davvero dannosi. Secondo quanto comunicato da Greenpeace “molte sostanze di cui sono costituiti questi prodotti, infatti, sono composti organici a base di cloro, noti per la loro persistenza e capacità di accumularsi negli organismi viventi.

La loro esposizione nel lungo periodo può comportare serie ripercussioni sulla salute, talora in maniera irreversibile”. Per quanto riguarda invece le 2.400 tonnellate di carburante, il rapporto di Greenpeace sulla tragedia della Costa Concordia, fa sapere che si tratta dell’IFO 380 (intermediate fuel oil), ovvero un carburante molto denso e quindi più pericoloso che sarebbe stato addirittura vietato, dalla Convenzione Internazionale Marpol per la prevenzione dell’inquinamento da navi, nella navigazione in Antartico.

Per farci un’idea della situazione in cui si trova il Giglio, basti pensare che lo sversamento 400 tonnellate dello stesso carburante dalla portacontainer “Rena”, nei pressi di una barriera corallina della Nuova Zelanda, aveva condotto alla morte circa 20 mila uccelli marini e inquinato chilometri di costa.

Siamo dunque di fronte ad un rischio catastrofe maggiore rispetto a quanto comunicato fino ad oggi?