Si intitola Rinnovabili nel mirino l’ultimo rapporto pubblicato da Greenpeace riguardante i provvedimenti presi dal governo Renzi nel campo dell’attuazione di politiche verdi.

E il titolo non potrebbe essere più esplicativo, visto che i dati riportati nei documenti parlano, solo per fare un esempio, di circa 4mila posti di lavoro persi nel campo dell’energia eolica. “Ostile alle fonti rinnovabili”, così viene definito il governo di Renzi, reo di avere sfavorito eolico e fotovoltaico, settore nei quali gli investimenti già in calo sono diminuiti a causa del mancato supporto della politica, con conseguente ricaduta sul portafoglio degli italiani.

C’è un sospettato principale, in questa di Greenpeace che pare essere una vera requisitoria, e si tratta del petrolio, come spiega Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima: “”L’Italia non attira investimenti in rinnovabili, e il motivo non è la mancanza di sole, vento o altre fonti pulite di energia, ma la strategia di difesa delle fossili dettata dal nostro governo.”

A sostegno di questa tesi Greenpeace porta i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale, per il quale l’Italia nel 2014 è stato il nono Paese in Europa nel campo dei finanziamenti ai combustibili fossili (13,2 miliardi di dollari, con una crescita 0,4 miliardi rispetto all’anno precedente).

Ad amareggiare nel rapporto è anche il deciso e ipocrita dietrofront messo in atto dal governo in seguito al vertice sul clima di Parigi: “La realtà è che oggi il suo governo ha deciso di mettere il freno a mano sulle rinnovabili. Una posizione di retroguardia che rischia di bloccare il futuro per difendere il passato“.

E così iniziative lodevoli come l’installazione di impianti fotovoltaici ha subito una decisa battuta d’arresto. Nel 2012 infatti ne erano entrati in servizio 150mila, mentre due anni dopo, nel 2014, anno dell’insediamento di Renzi, il numero è calato vertiginosamente a 722.

Si riflette infine anche sull’utilità del referendum sulle trivellazioni, il cui risultato potrebbe rappresentare un segnale forte da inviare al governo affinché si adoperi maggiormente a garantire il proprio impegno a favore delle rinnovabili: “Il referendum sulle trivellazioni del prossimo 17 aprile assume un significato politico che va ben oltre il quesito referendario e spaventa il governo al punto da cercare in ogni modo di boicottare il quorum. Se i cittadini si esprimeranno contro le trivellazioni sarà una sonora bocciatura per tutta la politica energetica del governo Renzi, che come i suoi predecessori di questi ultimi anni mette gli interessi dell’industria fossile sopra a quelli dei cittadini”.