Con l’uscita dell’eurodeputata lettone Iveta Grigule è venuta a meno la condizione di rappresentanza di almeno sette diversi paesi nell’ambito del gruppo euroscettico Efdd al Parlamento europeo composto per gran parte dagli europarlamentari del M5S di Beppe Grillo e dei britannici dell’Ukip di Nigel Farage.

Secondo le regole del Parlamento europeo un gruppo deve essere composto da almeno 25 membri (l’Efdd con 17 grillini e 24 dell’Ukip, arrivava a quota 48) in rappresentanza di almeno sette paesi. L’uscita della Grigule ha fatto cadere questo parametro.

A comunicare lo scioglimento, Jaume Duch, portavoce del Parlamento Europeo su Twitter:

Con lo scioglimento del gruppo euroscettico viene meno quindi una rappresentanza contro l’Europa politica, anche se le ultime notizia parlano di una Marine Le Pen pronta ad accogliere i due partiti di Grillo e Farage, e un brutto arresto per le formazioni che ne facevano parte.

“E’ stata costretta a dimettersi perché ricattata da Ppe e S&D”, fanno sapere dell’Efdd mentre Farage si è scagliato contro il presidente del’Europarlamento, Martin Schulz, “più adatto a presiedere il parlamento di una trepubblica delle banane” aggiungendo che “Grigule ha firmato la lettera nell’ufficio del socialdemocratico tedesco, cedendo alle pressioni del cordone sanitario che la grande coalizione europeista formata da popolari, socialisti e liberali ha steso attorno agli euroscettici escludendoli sistematicamente da tutte le cariche ed ignorando il tradizionale meccanismo di distribuzione proporzionale basato sul metodo ‘D’Hondt’”.

Il Movimento 5 Stelle ha così commentato lo scioglimento del gruppo: “Siamo tutti molto delusi da quanto successo, che è significativo di un certo modo di fare politica” ha scritto la delegazione in una nota.