C’è chi sghignazzava alle verifiche da parte della Guardia di Finanza italiana nei confronti di Google. E questi era Mark Zuckerberg, padrone e fondatore di Facebook. Ora, però, le parti si sono invertite. Secondo quanto riportato dal sito de Il Sole 24 Ore, infatti, il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Milano ha portato avanti degli accertamenti di carattere fiscale negli uffici milanesi dell’azienda americana. Si vuole verificare se Facebook abbia adempiuto, nel modo corretto, agli obblighi tributari che ci sono nel nostro paese. In sintesi, quanto accaduto qualche giorno fa proprio a Google Italy srl.

Ci troviamo di fronte ad una Srl, costituita il 21 luglio 2009 e iscritta regolarmente alla Camera di Commercio di Milano. Nell’ultimo bilancio, Facebook Italy ha registrato ricavi di poco superiori ai 2 milioni di euro, a fronte di un utile di soli 53.473 euro. Il problema nasce perché, proprio come Google, si tratta di una multinazionale straniera che opera in Italia. Modalità ritenuta non del tutto corretta dalla Finanza: quest’ultima, infatti, pensa che “l’articolazione italiana costituirebbe una “stabile organizzazione” e la quota di fatturato su cui pagare le imposte nel nostro Paese andrebbe incrementata”, come si legge sempre dalle pagine del quotidiano economico italiano.

Questa la replica di Facebook: «La società paga le tasse in Italia come parte della sua attività nel Paese e rispetta molto seriamente i propri obblighi ai sensi della legislazione italiana in materia fiscale. Facebook lavora a stretto contatto con le autorità fiscali di ogni Paese in cui opera per garantire la conformità con la legislazione locale. Facebook ha cooperato pienamente con la Guardia di Finanza nel corso delle indagini e intende continuare a farlo». Sicuramente la parola fine a questa vicenda non è stata ancora scritta.