Chi pensa che moda voglia dire soltanto sfilate, frivolezze e tanti bei sorrisi di quelli che si vedono agli eventi “fescion”, be’, si sbaglia di grosso.

Il capo o l’accessorio must have della stagione non è altro che il risultato delle strategie dei colossi del fashion system.

Colossi che ogni giorno muovono ingenti quantità di capitali da una parte all’altra del mondo, che investono in questo o quel Paese in via di sviluppo e che registrano continuamente nuovi marchi e brevetti.

Ogni tanto capita, però, che nonostante Tizio abbia registrato in adeguata maniera il suo bel loghetto, arrivi Caio a rompere le uova nel paniere e a distrarre le povere malcapitate.

Povere sì, perchè le signorine credono di comprare una borsa di una determinata marca ed invece danno soldi alla concorrenza.

Non facciamo nomi, ma cognomi: Louboutin e YSLse le sono date” di santa ragione a colpi di cause per stabilire di chi fosse il patrimonio della santissima “suola rossa”.

Stavolta non si tratta di suole, ma di una lettera, la G, iniziale comune dei marchi Gucci e Guess.

Ebbene, quattro anni fa Gucci ha intentato una causa contro Guess a Milano e una simile a New York.

Le denunce successive sono state depositate a Parigi e a Nanchino, in Cina.

Cosa si denunciava? Violazione del marchio, contraffazione e concorrenza sleale.

Obiettivo? Impedire al gruppo Guess di utilizzare nelle proprie collezioni loghi che, secondo Gucci, potevano richiamare la maison fiorentina.

Nulla da fare.

Il 2 Maggio il Tribunale di Milano, in una sentenza di 83 pagine, ha respinto tutte le pretese avanzate dal marchio fiorentino contro Guess.

Sono stati cancellati alcuni motivi a rombi di Gucci, alcuni loghi con la lettera G e il trademark del pattern Flora.

In tutto? 3 marchi italiani e 4 commerciali che coprono l’Europa.

Dimenticavo: Gucci non ha più nessun diritto sul logo “G Quadrata“.

La Corte italiana, ribadendo “la ragguardevole notorietà dei marchi di Guess“, ha definitivamente respinto la possibilità che qualsiasi rischio di confusione possa esistere, anche ipoteticamente, tra i prodotti ed i marchi di Gucci e quelli di Guess.

In casa Guess, naturalmente, non fanno mistero dell’enorme soddisfazione.

Eppure, io un giro per i negozi lo faccio spesso e i discorsi dei negozianti e della gente che compra li ascolto.

Eccome se li ascolto. Faccio anche qualche domanda, da brava fashion blogger impertinente.

E le lamentele, dubbi, perplessità che vengono fuori percorrono un’unica distinta via: quella percorsa dalle denunce di Gucci.

Il caso è chiuso, rimane solo tanta solidarietà ad uno dei brand che ha sempre portato in alto nel mondo la bandiera del Made in Italy.