In Libia è caos totale. La situazione causata dalla guerra civile si è ulteriormente aggravata dopo che tra il 27 e il 28 luglio, a Tripoli, un razzo ha colpito un deposito di benzina. L’enorme incendio divampato è di entità tale da aver costretto anche i vigili del fuoco ad andarsene. Un portavoce della compagnia petrolifera nazionale ha detto senza mezzi termini: “La situazione è fuori controllo“. Ora il timore è che l’incendio si propaghi ad un vicino deposito di gas liquido, in cui sono stoccati 90 milioni di litri di combustibile. Il Governo ha chiesto aiuto alla comunità internazionale per domare le fiamme, temendo una catastrofe umanitaria e ambientale.

Solo nell’ultima settimana gli scontri a Tripoli e Bengasi hanno provocato 150 morti. L’apparato diplomatico internazionale è in subbuglio. Il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti ha già lasciato Tripoli; tedeschi e austriaci si stanno preparando a seguire gli americani. L’ambasciatore italiano, Giuseppe Buccino, è invece al momento l’unico tra gli occidentali a rimanere al proprio posto.

Ieri sera il premier italiano Matteo Renzi ha parlato al telefono col segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, un giorno dopo la teleconferenza con Barack Obama e i leader europei. Renzi ha anche diffuso un tweet polemico contro chi non prende sul serio la situazione: “I gufi, le riforme, i conti non mi preoccupano. La Libia sì invece. Ma sembra impossibile parlare seriamente di politica estera #piccinerie“.